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martedì 3 marzo 2026

Il gatto che voleva salvare i libri

Una pelliccia di tre vividi colori, una folta coda, degli occhi brillanti e penetranti, e due orecchie a forma di triangolo isoscele. Era un gatto a tutti gli effetti.
I suoi lunghi baffi ebbero un rapido e quasi impercettibile fremito. «Hai per caso problemi di vista, ragazzino?» chiese senza tanti complimenti.
«Be’, insomma…» farfugliò Rintarō «non è che io sia proprio un’aquila, ma fino a vedere che davanti a men c’è un gatto parlante ci arrivo!»

(Sōsuke Natsukawa, Il gatto che voleva salvare i libri)
 

Il gatto che voleva salvare i libri è stato un acquisto un po’ d’impulso, il giorno del mio compleanno. Cercavo letture leggere, d’evasione, e una storia a quattro zampe, un romanzo per ragazzi, mi è sembrata la scelta migliore. Be’, l’opera di Sōsuke Natsukawa alla fine si è rivelata molto di più. Quella che a prima vista poteva sembrare una semplice storia di formazione e amicizia si è trasformata in una bellissima riflessione sui libri e la lettura, sull’importanza e l’influenza che questi scrigni di carta hanno per i lettori…

martedì 4 novembre 2025

Il Corsaro Nero

– I miei compatrioti dicono che i filibustieri sono uomini senza fede, senza legge, dediti solamente al ladroneggio di mare; io posso ora dire come fra costoro si trovano anche dei valorosi, che in fatto di cavalleria e di generosità possono dare dei punti ai più compiti gentiluomini d’Europa. Signor cavaliere, ecco la mia mano: Grazie!… –
(Emilio Salgari, Il Corsaro Nero)


Forse oggi la penna di Emilio Salgari può apparire desueta, antica, rétro diciamo, eppure la sua capacità di immergere il lettore in un mondo di avventura, azione ma anche sentimento per me resta impareggiabile e le descrizioni di quei paesaggi esotici per noi contemporanei così a portata di mano continuano ad avere tutto il fascino della passione e della ricerca, pur con le sue imprecisioni, dello scrittore che passava intere giornate in biblioteca a documentarsi. Certo ci sono le frasi fatte, certo ci sono i costrutti pesanti, gli stereotipi, ma appena ho sfogliato le prime pagine del Corsaro Nero sono tornata bambina, ho sentito il profumo del mare in tempesta sulla pelle e mi sono lasciata coinvolgere dal fascino dei filibustieri della Tortue e dell’elegante e funereo eroe che li conduce…

venerdì 13 settembre 2019

Lo scrigno del tempo


I bambini sedevano immobili, come paralizzati. Lo schermo mostrò una serie di clip ripresi da tutto il mondo. Ovunque, la stessa storia: case fantasma, strade fantasma, città fantasma, ogni luogo abbandonato e deserto, ma nient'affatto morto. Il mondo era verde e lussureggiante, il bosco nascondeva l'asfalto e il cemento. Non poteva che essere un incantesimo.
(Andri Snær Magnason, Lo scrigno del tempo)


Buongiorno lettori in pantofole! Torniamo a parlare di libri per ragazzi, con una lettura che mi ha tenuto compagnia questa estate. Lo scrigno del tempo è un middle grade un po' particolare perché coniuga gli elementi della fiaba e del retelling con un impianto distopico. Un esperimento interessante quello di Andri Snær Magnuson che gli ha permesso di affrontare anche molte tematiche attuali e di una certa profondità. Ma partiamo dalla storia...

sabato 24 agosto 2019

Tim Specter. Il problema del maggiordomo impiccato


Tim Specter era un cacciatore di fantasmi, il più dotato della sua epoca, e probabilmente anche di tutte le altre epoche. Il suo dono era un'eredità del padre, Algernon Specter, che a sua volta lo aveva avuto dal nonno, Arthur, e così via fino alle radici più profonde dell'albero genealogico di famiglia. Per gli Specter, che venivano dalla Scozia, vedere i fantasmi era affare genetico.
(George Bloom, Tim Specter. Il problema del maggiordomo impiccato)


Buon weekend, lettori in pantofole! Contrasto l'uggia di questa giornata piovosa, scrivendo un nuovo post. Oggi parliamo di Tim Specter una lettura dedicata ai più giovani che mi ha tenuto compagnia durante le ferie. Un libretto di appena 220 pagine ma che ha saputo farsi apprezzare nel suo mix di mistery e crime...

sabato 26 maggio 2018

La ragazza Chissachì


A cinque anni Bernadette mi insegnò a leggere e a scrivere. Diceva sempre che leggevo come una papera, e mi ricordo che mi piaceva quell'espressione anche se era strana. Non ho mai sentito di una papera lettrice, ma se Dette mi avesse giurato che esisteva, io ci avrei creduto ad occhi chiusi. Perché per me lei conosceva tutto quello che c'era da sapere su questa terra. Questo prima che lasciassi Reno alla ricerca di una parola di quattro lettere per scoprire lungo il mio viaggio che gli uomini conoscono solo quello che pretendono di conoscere, e nulla di più.
(Sarah Weeks, La ragazza Chissachì)



Buon weekend lettori in pantofole! Eccomi, precisa come un orologio, con una nuova recensione 😊Oggi vi parlo di un libretto che arriva direttamente dalla mia visita alla #bcbf2018. Mi sono avvicinata a La ragazza Chissachì dopo aver intravisto sul web il trailer di un film per ora ancora inedito in Italia,  So B. It. Quando ho scoperto che era tratto da un romanzo per ragazzi e che questo era stato tradotto anche qui da noi be', non ho resistito, e allo stand della Beisler ho finalmente avuto occasione di mettere le mani sull'opera di Sarah Weeks.

martedì 23 maggio 2017

Fedoro


Il gatto che faceva surf era strano da molti punti di vista.
Punto numero uno: era un gatto che faceva surf.
Punto numero due: Indossava una maglietta. Sopra c'era scritto IL GATTO REGNA, IL CANE ROGNA.
Punto numero tre: stringeva tra le zampe un ombrello chiuso come se avesse paura di bagnarsi...
Punto numero quattro: nessun altro in spiaggia sembrava vederlo. 
  (Katherine Applegate, Fedoro)

Buon pomeriggio lettori in pantofole! Oggi mi dedico a una nuova recensione. Ho letto Fedoro il mese scorso. Faceva parte del mio bottino dalla Children's Book Fair di Bologna, e devo dire che è stata la lettura giusta al momento giusto: leggera, poetica e sorniona. Del resto un libro per ragazzi dovrebbe essere proprio così...

venerdì 14 ottobre 2016

ZORRO NELLA NEVE

Il border collie non combatte, invece cerca e salva la gente perduta nei boschi, scomparsa negli anfratti montuosi o sepolta dalle valanghe. È un eroe meno appariscente, per niente gradasso, non lascia firme, non si sente nemmeno un eroe, fa quel che deve fare in silenzio, lavora, obbedisce, ascolta, osserva come adesso che in silenzio, immobile aspetta che il suo amico umano dica o faccia qualcosa. Zorro è astuto, riflessivo, osservatore: non per niente è il nome spagnolo della volpe. 
(Paola Zannoner, Zorro nella neve)

Buongiorno lettori in pantofole! Oggi vi parlo di un romanzo per ragazzi di Paola Zannoner che mi aveva molto incuriosita e che ho ritrovato la scorsa primavera alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna e in una veste molto interessante, ovvero finalista alla prima edizione del premio Strega ragazze e ragazzi. In quell'occasione non ho resistito e me lo sono portato a casa e adesso, a lettura conclusa, posso dire che si è rivelato davvero piacevole, e originale per l'argomento trattato. Ma come sempre partiamo dalla storia:

giovedì 1 settembre 2016

IL MISTERO DEL LONDON EYE

Mi ha guardato. «Che testa» ha detto.
Ha guardato Kat. «Che intraprendenza» ha detto. «Voi due avete tutto quello che serve per essere degli investigatori di prima classe».
«Non so» ha detto Kat dubbiosa. «Sono attratta dal mondo della moda».
Io le ho detto che ero destinato al Servizio Meteorologico Nazionale.
Siobhan Dowd, Il mistero del London Eye

Buon pomeriggio lettori in pantofole! Eccomi di ritorno con una nuova recensione! Oggi vi parlerò di Il mistero del London Eye di Siobhan Dowd, vincitore del Premio Andersen nel 2012.

Ho scoperto questo romanzo per caso durante la Fiera di Bologna di quest'anno e sono rimasta affascinata dalla prefazione di Simonetta Agnello Hornby... insomma ero molto curiosa di leggerlo ^^

Com'è andata? La Dowd mi ha convinta e Ted mi ha conquistata... Ma come sempre partiamo dalla storia:

venerdì 20 maggio 2016

E POI DIVENTAI FARFALLA


Nel suo libro ci sono spiegate tutte le fasi della crescita di una farfalla, dall'uovo fino alla nascita. In mezzo c'è la nascita del bruco e poi il lungo periodo della crisalide, fino alla formazione della pupa e al primo volo. Ho pensato che io, adesso come adesso, sono una specie di crisalide e che tra un po' potrei mettere fuori il naso (e le ali) da questo bozzolo in cui mi sento imprigionata.
(Luisa Mattia, E poi diventai farfalla)


Buongiorno lettori in pantofole! Eccomi di nuovo qui a parlarvi delle mie letture ^^ e oggi vi lascio le mie impressioni su E poi diventai farfalla di Luisa Mattia, un romanzo per ragazzi che mi aveva colpito per la sua trama e la sua deliziosa copertina. Così, quando alla Fiera di Bologna mi sono ritrovata davanti allo stand della Edizioni Lapis non ho resistito e questo libretto se ne è venuto a casa con me ;-) Ma come sempre partiamo dalla storia:




Nell'estate dei suoi 14 anni Fiamma ha conosciuto la dolcezza del primo amore ma anche gli strali della gelosia. Adesso, confusa e felice, ha fatto ritorno a casa per trovarla sconvolta da un vero e proprio terremoto. Mamma e papà le hanno appena comunicato la loro decisione di divorziare e Fiamma si sente messa al muro, imprigionata, straniera nel luogo in cui avrebbe dovuto sentirsi sicura. Il dolore, la rabbia, il caos invadono il suo cuore e gli occhi smarriti del fratellino Gabo sono solo il riflesso dei suoi stessi sentimenti. Perché ogni cosa deve avere il suo posto ma Fiamma non sa più quale sia il suo. E allora dovrà imparare a capire se stessa, per capire gli altri, e dovrà farlo sbagliando, cadendo e rialzandosi. Per fortuna ci sono le braccia forti del nonno a sostenerla e c'è Gionata con la sua bicicletta e un nuovo sentimento che sboccia. Perché crescere è un po' come diventare farfalla, bisogna rompere quel guscio in cui ci si sente stretti, aprire le ali e volare.



martedì 12 aprile 2016

ASCOLTA LA LUNA


«Tutte le volte che vedrò la luna, Merry» aveva continuato, «penserò a te e canterò il nostro motivo di Mozart. Fai lo stesso anche tu, così tutte le volte che la guarderemo, ovunque ci troveremo, ascolteremo la luna e ci sentiremo a vicenda, e ci penseremo. Promettimelo.»
(Michael Morpurgo, Ascolta la luna)


Buonasera lettori in pantofole! Dopo aver chiacchierato di anteprime e novità, eccomi di nuovo a parlarvi delle mie letture ^^ Ascolta la luna di Michael Morpurgo mi aveva attirato subito con quella sua splendida copertina e quella trama al tempo stesso ammiccante e sibillina. Di Morpurgo poi avevo molto sentito parlare, autore del pluripremiato War Horse (da cui è stato tratto anche un film) e tra gli scrittori per ragazzi più amati in Inghilterra. Insomma, mi sono lasciata tentare ed è stato un colpo di fulmine, ma lo vedremo meglio più avanti. Intanto, iniziamo con la storia:

 

1915, Isole Scilly: Alfie è a pesca assieme al suo papà il giorno in cui degli strani lamenti provenienti dall'isoletta di St Helen's catturano la sua attenzione. St Helen's, poco più che uno scoglio in mezzo al mare, ospitava in un tempo lontano un lazzeretto ma è adesso un luogo desolato e disabitato. Forse Alfie sta sognando? Eppure quella che sente è una voce, la voce di una bambina, una bambina debole e ferita che Alfie e suo padre riescono a portare in salvo. Una vecchia coperta, un orsacchiotto rovinato sono le uniche cose che la piccola sconosciuta ha con sé... ma chi sarà mai? Dalla sua bocca esce una sola parola, Lucy, poi il silenzio. Al villaggio si rincorrono le storie più strambe: che sia un fantasma, una sirena? Ma Lucy la Smarrita è fatta di carne e ossa e Alfie e la sua famiglia hanno deciso di prendersi cura di lei, di riportarla alla vita, anche se questo significherà lottare contro i pregiudizi, contro l'odio che una nazione in guerra cova in grembo. Lucy non parla ma cerca di ricordare, ascolta rapita la musica e guarda la luna, quella luna che le parla di un tempo che fu...


domenica 13 dicembre 2015

LA FATA DEI GHIACCI


“Ti trovi nel cuore del Regno delle Ombre d'inverno.”
“Il Regno delle Ombre d'inverno, dici?” [...]
“Sì. Un mondo bianco come il ghiaccio, o trasparente come il cristallo, se preferisci. Il mondo nel quale vivo io.”
(Maxence Fermine, La Fata dei Ghiacci)


Buonasera lettori in pantofole! Finalmente ci rileggiamo ^^ Lo so, sono scomparsa, ma tra le mille cose da fare negli ultimi tempi non sono riuscita a curare a dovere il blog. Anzi, ho sofferto di un vero blocco da recensione, ne devo scrivere tantissime e... mi sono arresa!
Per riprendermi ho deciso di farlo con un libretto "magico" come lo sono i sogni. Recupererò gli altri romanzi (spero!) ma oggi sono qui per parlarvi di La Fata dei Ghiacci, ultimo capitolo delle avventure di Malo nel Regno delle Ombre. Che dire, portare a termine una serie dà sempre molta gioia, soprattuto se ci ha convinti e Maxence Fermine lo ha fatto, ha creato un mondo nel quale mi sono persa con piacere e dal quale emergo con un po' di nostalgia. Ma come sempre partiamo dalla storia:


Malo sta trascorrendo le vacanze di febbraio sulla neve! Eh sì, i suoi genitori non potevano pensare a un regalo migliore, per quanto il soggiorno in casa di zia Orticaria sembri al nostro piccolo protagonista più una punizione che un premio. Ma le piste immacolate e l'insegnante di snowboard lo stanno ben ricompensando. Non immagina che proprio tra quel candore si nasconde un passaggio per il mondo "fantastico" che lo ha accolto così spesso negli ultimi tempi. E così nel Giorno Bianco, quando ogni cosa perde i contorni e la nebbia si fa inestricabile, il piccolo Malo si perde ancora una volta per riaprire gli occhi nel Regno delle Ombre d'inverno. Certo il paesaggio è ben diverso da quello al quale era abituato, non più un mondo in bianco e nero ma scintillante e trasparente come il ghiaccio e la neve. È qui che il ragazzo incontra Lea l'eterea Fata dei ghiacci dagli occhi azzurri e penetranti come il cristallo, colei che è custode del Regno delle Ombre d'inverno e guida per coloro che hanno smarrito la strada. Con Lea al suo fianco, Malo dovrà imparare a tenere a freno le sue paure e a credere in se stesso per trovare il famigerato fiore di neve e aprirsi ancora una volta la strada che lo riporterà alla realtà...


venerdì 12 giugno 2015

IL LIBRO DI JULIAN - A WONDER STORY

Alla prima occhiata che ho buttato a August, be', avrei voluto coprirmi gli occhi e scappare via urlando. Bam. Lo so che suona crudele, e mi dispiace. Ma è la pura verità. E chiunque affermi che questa non è anche la sua prima reazione, alla vista di Auggie Pullman, non è sincero. Dico sul serio. 
(R.J. Palacio, Il libro di Julian)

Buon pomeriggio lettori in pantofole! Oggi torno a parlarvi delle mie letture e vi lascio il mio pensiero su Il libro di Julian un nuovo capitolo di Wonder per la penna di R.J. Palacio. Chi segue il blog sa quanto mi sia piaciuta la storia di August Pullman (qui potete leggere la mia recensione) e così quando alla fiera di Bologna ho scoperto che stava uscendo uno spin-off mi sono subito incuriosita. Il libro di Julian racconta la storia di Wonder dal punto di vista del cosiddetto "bullo", 120 pagine che ho letto in un soffio... ma come sempre partiamo dalla storia ^^: 


Julian Albans non riesce a capacitarsi di come sia andato tutto storto in questo primo anno di scuola media alla Beecher Prep. Era il ragazzo più popolare della sua classe, sempre al centro dell'attenzione, a capo di ogni gruppo, di ogni gioco. E poi... e poi è arrivato Augusti Pullman con quella sua faccia orribile e niente è stato più come prima. Sono iniziati gli scherzi, le esclusioni, gli scambi di bigliettini e alla fine a ritrovarsi da solo è stato proprio lui, Julian. Per non parlare del direttore Kiap che lo ha addirittura sospeso e dei suoi genitori che vorrebbero iscriverlo in una nuova scuola. Ma perché? Perché tutto questo? Julian dovrà fare i conti con la propria coscienza, con le proprie paure e imparare dal passato per guardare al futuro e ricominciare. Sarà un viaggio in Francia, a casa della nonna ad aprire finalmente gli occhi di Julian e a insegnargli che è sempre un gesto coraggioso essere gentili...

IL MIO PENSIERO
Lo so, lo so, lo so. Non mi sono comportato bene con August Pullman! E allora? Mica è la fine del mondo, ragazzi! Piantiamola lì di fare tragedie, okay? C'è un mondo intero là fuori, gigantesco, e non tutti si comportano bene con tutti. Inizia così lo sfogo di Julian, il racconto del primo anno di scuola media dal suo punto di vista, perché è questo di fatto Il libro di Julian, il capitolo che mancava, la voce che non avevamo ascoltato. 
Chi ha letto Wonder sa che il romanzo è strutturato in un modo molto particolare, ogni capitolo è narrato in prima persona da un personaggio diverso che ci permette così di vedere la storia di Auggie da più angolazioni. Ma in Wonder non compare mai il punto di vista di Julian, le sue azioni, i suoi pensieri sono sempre filtrate attraverso gli occhi degli altri personaggi: August, Jack o Summer. E così R.J. Palacio ha pensato bene di dar voce a Julian Albans, perché in fondo tutti abbiamo una storia da raccontare, non trovate?
Certo il percorso che condurrà il protagonista alla presa di coscienza di sé e dei propri comportamenti sarà lunga e tortuosa ma in fondo Julian è solo un ragazzino, un ragazzino impaurito e lo sappiamo la paura è una cosa terribile o per dirla con lo stesso Julian: è proprio questo il problema della paura, però. Che non riesci a controllarla. Quando hai paura, hai paura. E quando hai paura ogni cosa sembra spaventosa; persino cose che non sono per niente spaventose. 
Ecco, la cosa che apprezzo di più in R.J. Palacio è la sua capacità di parlare al cuore del lettore, e di farlo con la voce di un bambino. Wonder e Il libro di Julian affrontano un tema importante, il bullismo, ma lo fanno con una delicatezza incredibile, portando chi legge a immedesimarsi nei personaggi di carta, sì anche nel "bullo" in questo caso. Ho capito perfettamente perché Julian si è comportato in un certo modo e anche se non posso assolutamente giustificarlo (anzi in certi momenti proprio mi prudevano le mani ^^) mi sono resa conto che Julian non era in grado di affrontare le sue paure, di affrontare Auggie, proprio perché nessuno gli aveva insegnato a farlo.
Come ci dimostrano i coniugi Albans, spesso nel tentativo di proteggere i figli, i genitori non insegnano loro ad affrontare situazioni difficili o spiacevoli ma semplicemente a evitarle. Sarà allora la nonna di Julian ad aprire gli occhi del nipote. Ecco che la Storia fa irruzione nel racconto e le atrocità della Seconda guerra mondiale porteranno Julian a riflettere sulle sue azioni e sulla necessità di affrontare il mondo per poter ricominciare...
Il romanzo è breve come vi dicevo all'inizio, appena 120 pagine, che scivolano via con la leggerezza che è propria dello stile di R.J. Palacio e anche se non ho trovato nel Libro di Julian la stessa forza di sentimenti che mi aveva rapito il cuore con Wonder, pure il finale mi ha commossa e mi ha strappato qualche lacrima. Insomma, una bella lettura che consiglio soprattutto ai più giovani, visto l'importante argomento trattato, perché imparino a non aver paura delle diversità, dell'ignoto, ma ad affrontare le sfide di ogni giorno a testa alta e con gentilezza, perché come dice sempre il signor Kiap: non c'è un libro delle regole che ti spiega come agire in ogni data situazione della vita, capite? Perciò, quello che dico sempre è che è meglio peccare per eccesso di gentilezza. Così non ci si può sbagliareQuattro pantofole.

La serie:
1. Wonder, 2013 (Wonder, 2012)
2. Il libro di Julian, 2015 (The Julian Chapter, 2014)
3. Pluto, 2015 (inedito in Italia)
4. Shingaling, 2015 (inedito in Italia)

R.J. Palacio
Il libro di Julian. A Wonder Story
Giunti
pagine: 128
EAN: 9788809810273
€ 7,90
data di pubblicazione: 20 maggio 2015


TRAMA: Julian non si capacita di come siano andate le cose durante l’ultimo anno scolastico. Era il ragazzo più popolare della classe e si ritrova a essere escluso dai compagni. Tutta colpa del nuovo arrivato, August Pullman, e della sua orribile faccia, raccapricciante come quella del Fantasma dell’Opera. Come sarebbe tutto più facile se scomparisse dalla circolazione! I lettori di Wonder hanno spesso chiesto a R.J. Palacio perché non avesse incluso nel libro un capitolo su Julian. La sua risposta è stata che non voleva dare troppo spazio nel racconto al personaggio di un bullo e temeva che la cattiveria delle parole di Julian potesse ferire un eventuale lettore con problemi simili a quelli di Auggie. Effettivamente, però, non conoscendo il punto di vista di Julian, ai lettori rimanevano molti dubbi sulle motivazioni del suo crudele comportamento. In questo racconto, quindi, l’autrice ha deciso di narrare la storia di Julian: perché non è andato in gita scolastica? Perché a fine anno ha lasciato la scuola?… R.J. Palacio si dimostra ancora una volta maestra nella capacità di immergere il lettore nell’intimo percorso di un personaggio, attraverso un’empatia totale. 


giovedì 19 febbraio 2015

Le recensioni di... mamma Laura #7

Una rubrica a cadenza casuale, un omaggio alla persona che per prima mi ha trasmesso l'amore per i libri e gli infiniti mondi racchiusi in essi, vi presento Le recensioni di... mamma Laura.
Buon pomeriggio lettori in pantofole! Mia mamma torna (finalmente!) a parlarci di libri e letture, con un romanzo che anche io ho letto un po' di tempo fa (trovate qui la mia recensione ^^) Il bosco del Grande Olmo di Dario Galimberti. Comunque non le rubo spazio e cedo subito a lei la parola... a presto^^

Dario Galimberti 
Il bosco del Grande Olmo
Robin
pagine: 280
EAN: 9788867403462
€ 15,00
data di pubblicazione: 13 marzo 2014


TRAMA: Un grosso cane nero, in una notte di luna piena, insegue quattro creature che si aggirano tra i vialetti di un quartiere residenziale di Londra.Un ragazzino di nome Alex riceve sul suo cellulare un misterioso SMS. Incuriosito dal contenuto, coinvolge il suo amico Lu ed entrambi iniziano a indagare. Gli indizi conducono nella City di Londra per poi interrompersi. Utilizzando Internet i due amici aggiungono nuovi tasselli alla loro indagine. Qualcuno sta cercando di mettersi in contatto con Alex, inviandogli ripetutamente degli SMS dal contenuto incomprensibile e preoccupante. Dopo parecchie peripezie, Alex e Lu, aiutati da due amiche, incontrano gli autori dei messaggi, e scoprono che qualcosa di veramente terrificante sta accadendo all’umanità inconsapevole.



“In quest’universo troverete delle creature che non esistono nel vostro mondo, oltre agli elfi, gli gnomi, i folletti, forse dei troll, dei nani, o magari degli unicorni. Di sicuro non vedrete volare gli ippogrifi, perché loro annunciano in anticipo le sciagure, ed è da parecchio che non volano. Siamo tutte creature socievoli e miti e viviamo la nostra quotidianità in modo semplice e spontaneo. Per contro, non troverete tecnologia e macchine. Questo mondo forse è un po’ com’era il vostro, migliaia di anni fa.”
(Dario Galimberti, Il bosco del Grande Olmo)

Ben ritrovati cari lettori. Mamma Laura non vuole essere invadente ed è per questo che viene a trovarvi ogni tanto. Qualche settimana fa, mentre curiosavo tra i suoi scaffali, Barbara se ne è uscita con un: “Devi leggere questo mamma, ti piacerà” e mi sono ritrovata tra le mani un libro non voluminoso, con una copertina un po’ strana e un riassunto accattivante
Questo romanzo che lei ha ricevuto in omaggio dall’autore e che ha anche recensito mi ha affascinata sia perché ha tutte le caratteristiche di una favola ma soprattutto perché tratta di un pericolo che incombe veramente sugli esseri umani e del quale l’autore ha saputo stilizzare le cause e i probabili effetti: un virus, subdolo, insidioso e letale per l’intera umanità
Fin da piccola ho sempre adorato le favole; le ho ascoltate da mamma e papà, le ho lette fin dal momento in cui ho imparato a leggere e ne ho lette e raccontate tantissime ai miei figli; ne ho anche inventate e ho sognato a occhi aperti mondi e personaggi fantastici. Ma le favole che ho amato di più sono state quelle che raccontavano appunto la vita e le avventure di nani e folletti, gnomi e fatine, elfi e piccoli cavalli alati, unicorni e ippogrifi. 
Per cui leggere Il bosco del grande olmo di Galimberti è stato come fare un salto nel passato e rivivere i miei desideri di bambina. Sì, perché avrei voluto anch’io poter entrare nel mondo parallelo dove, con l’ingenuità e la mente libera da qualsiasi condizionamento tipici dei fanciulli, i protagonisti di questa storia si ritrovano dopo aver ascoltato e creduto a quanto loro raccontato da un elfo. 
La storia è semplice; il mondo parallelo al nostro, abitato da questi esseri fantastici, burloni, buoni, semplici e socievoli è in subbuglio perché sono riusciti a "captare" le prove che un virus letale sta per infettare l’intera umanità. Come fare per avvertire gli uomini del pericolo che incombe? Questi personaggi non possono interferire perché gli uomini non credono nella loro esistenza
Ecco allora la grande intuizione; mettersi in contatto con dei “cuccioli d’uomo” attraverso le loro stesse tecnologie: i cellulari. E così Alex, Lucas (detto Lu), Evelyne e Linda diventano, loro malgrado, i protagonisti di un’avventura che li porterà, fra mille peripezie e con l’aiuto di internet, a doversi sobbarcare l’impegno di aiutare il mondo intero. 
Dario Galimberti è un architetto ed è responsabile del Corso di Laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana. Eppure, in questo suo primo romanzo, mi ha sorpresa, mettendo a confronto il nostro mondo dove la tecnologia la fa da padrona e scandisce ogni istante della nostra esistenza e della quale non possiamo più fare a meno, e il mondo parallelo dove vivono i personaggi fantastici che hanno popolato la nostra infanzia. Ma quello che più colpisce è che proprio tutta questa tecnologia che in teoria dovrebbe aver migliorato la nostra esistenza in realtà, al confronto con la vita semplice e spensierata dei nostri abitatori paralleli, mette in evidenza in modo drammatico i suoi effetti devastanti: avidità, mancanza di fantasia e soprattutto cattiveria, intolleranza e aridità di sentimenti.
Se le avventure dei quattro piccoli protagonisti mi hanno divertita fino all'ultima pagina, ciò che veramente ho apprezzato è stata la capacità dell'autore di mettere nero su bianco, davanti agli occhi del lettore, le conseguenze negative e ormai inarrestabili della nostra tecnologia, se usata e sfruttata in modo sbagliato. Una lettura piacevole e ricca di buoni sentimenti.

mercoledì 7 gennaio 2015

La bambola di porcellana

Scattò qualcosa, una specie di flash, finché non avvenne il miracolo. La bambola di porcellana aprì i suoi begli occhi verdi, i quali spiccarono subito come una macchia di colore su quello sfondo in bianco e nero.
(Maxence Fermine, La bambola di porcellana)

Buongiorno cari lettori in pantofole! E così ieri è arrivata la befana portandosi via tutte le feste... ma almeno i dolcetti ve li ha lasciati? Spero proprio di sì, giusto per risollevare il morale a terra causa rientro nella quotidianità ^^
Oggi, comunque, sono qui per lasciarvi la prima recensione del 2015, il mio pensiero su un romanzo che ho terminato prima delle feste, un romanzo che segna anche un seguito per le avventure del piccolo Malo. Di cosa sto parlando? Ma della Bambola di porcellana di Maxence Fermine, ovviamente, e del ritorno al Regno delle Ombre ^^


Malo, 12 anni, non è più riuscito a dimenticare la fantastica avventura che lo ha condotto nel Regno delle Ombre e soprattutto gli occhi dorati di Lili, la piccola venditrice di sogni, che in quel magico universo gli ha fatto da guida e consigliera. Adesso, a distanza di un anno, si trova a dover trascorrere le "noiosissime" vacanze di Ognissanti nientemeno che a Edimburgo. Mentre il padre è impegnato nel raduno scozzese dei "portatori di cravatte" e la madre si concede interminabili ore di shopping compulsivo, il piccolo Malo decide di ingannare il tempo nel Luna Park della capitale. Non sa che proprio qui si nasconde il varco che lo porterà nuovamente nel regno in bianco e nero. Ma quando due buffi nani tondi si materializzano di fronte al Palazzo degli specchi il nostro giovane protagonista non ha dubbi... è proprio "idiolotto" quello che sente, i due nani stanno conversando nella lingua corrente del Regno delle Ombre. E così attraverso un oblò fissato nel pavimento, eccolo giungere nuovamente in quel luogo fatato dritto, dritto nelle grinfie di... Sir Luke l'oscuro proprietario di Darkhouse Manor. È qui che Malo conosce Louison la delicata bambola di porcellana e insieme a lei inizierà una folle corsa per fuggire dalla prigionia cui Sir Luke vorrebbe condannarli. Tra amici vecchi e nuovi, Malo si addentrerà in quel paesaggio lunare per riconquistare la sua libertà ma soprattutto per abbracciare nuovamente la piccola mercante di sogni...

IL MIO PENSIERO   
È una piccola bambola vana/ Una bambola di porcellana/ Che a volte l'amore risana/Se l'affligge una pena lontana. Maxence Fermine torna a farci sognare con le atmosfere d'inchiostro del Regno delle Ombre e Malo a perdersi, tra amici vecchi e nuovi, alla costante ricerca della piccola mercante di sogni. Certo il Regno delle Ombre di Edimburgo è ben diverso da quello parigino. Ho apprezzato moltissimo il modo in cui l'autore connota questo regno fatato, se nel primo episodio a riflettersi nelle sue ambientazioni distorte era la città di Parigi adesso è la brumosa Scozia a farla da padrone. Così non c'è da meravigliarsi se Malo riapre gli occhi su un paesaggio tempestoso sconvolto da pioggia e lampi, tra boschi spettrali e imponenti magioni... del resto Edimburgo non è forse la capitale dei castelli infestati? ;-) Attorno a lui c'era soltanto un bosco avvolto dalle tenebre e un lungo sentiero sassoso diretto verso la collina. Nessuna traccia di una qualche città o quartiere. E, ammesso che si trovasse nel Regno delle Ombre, doveva confessare a se stesso che non lo riconosceva, o che lo riconosceva solo per lo sfondo in bianco e nero.  
La storia questa volta ruota attorno a Darkhouse Manor, magione dell'oscuro Sir Luke uno spettro dai nobili natali. Qui l'uomo dai capelli d'inchiostro fabbrica e ripara burattini di legno e bambole cui poi dona la vita per poterli esporre nel suo Museo degli Orrori. Ed è qui che Malo conosce Louison, la delicata bambola di porcellana che Sir Luke ha risvegliato e i cui occhi color smeraldo risplendono in quel regno in bianco e nero. Inizia così la nuova avventura di Malo che assieme a Louison dovrà sfuggire alle grinfie dello spettro artigiano deciso a imprigionarli ed esporli nel suo museo. Certo le atmosfere da sogno ricalcano quelle del primo episodio pure ho notato un certo calo nella tensione narrativa, questa seconda avventura insomma mi ha coinvolta un po' meno della precedente. Ho trovato invece interessanti i continui riferimenti ai grandi classici della narrativa per ragazzi, Sir Luke mi ha ricordato non poco il Mangiafoco di Collodi con i suoi burattini, l'albergo in cui risiede Malo a Edimburgo è un chiaro omaggio a Robert Louis Stevenson scrittore scozzese e padre de L'isola del tesoro e per finire poteva mancare una citazione da Alice nel paese delle meraviglieMalo prese un volume da uno scaffale e l'aprì a caso. Ma quando vide un coniglio bianco correre da un foglio all'altro gridando "Sono in ritardo, sono in ritardo!", rimase così strabiliato da lasciare andare il libro. Il quale cadde sul pavimento, consentendo al coniglio di scappare a zampe levate. 
Per quanto riguarda i personaggi, invece, li ho amati come nel precedente volume ^^ Tornano vecchi amici a far capolino (vedi il gatto Mercator o il mago Septimus) e nuovi ad animare le pagine. Dell'oscuro figuro Sir Luke vi ho già detto ma vogliamo parlare di Sordone e Durodorecchio? Due buffi nani tondi come palloni che dondolano e capitombolano ma soprattutto si esprimono esclusivamente in "idiolotto" creando non pochi siparietti comici (a proposito in fondo al volume non manca un dizionario idiolotto/italiano ^^). E poi c'è lei, la delicata Louison... Malo osservò la bambola. Com'era bella! C'era, in lei, qualcosa che gli ricordava la delicatezza di Lili. Gli piacevano i suoi capelli fulvi, i grandi occhi verdi e le centinaia di macchioline di rossore che le cospargevano le guance. Ora che Sir Luke le aveva trasmesso la vita assomigliava in tutto e per tutto, anche se era alta poco più di un soldo di cacio, a una vera e propria bambina. E Lili? Che fine ha fatto la piccola mercante di sogni? Malo riuscirà a incontrarla? Be' questo non posso proprio dirvelo... lo scoprirete solo leggendo ;-)
Insomma ho trovato questa lettura scorrevole e piacevole anche se forse non ai livelli della precedente, ma sono ben decisa e curiosa di vedere cosa accadrà nella prossima avventura. ^^
A deludermi non poco è stata invece l'edizione, nonostante la cover sia adorabile e abbia mantenuto la stessa immagine dell'originale francese, nonostante il volume sia corredato da belle immagini, il testo ha non pochi refusi (come avevo constatato anche nel precedente volume), ora la Bompiani ha pubblicato diverse opere di Fermine, è un autore su cui conta direi, possibile che non porga attenzione e cura all'editing del testo? Tre pantofole e mezzo.
La serie:
1. La piccola mercante di sogni, 2013 (La petite marchande de rêves, 2012)
2. La bambola di porcellana, 2014 (La poupée de porcelaine, 2013)
3. La fée des glaces, 2013 (inedito in Italia)

Di seguito vi posto tutti i dati del volume:

Maxence Fermine
La bambola di porcellana
(titolo originale: La poupée de porcelaine)
Bompiani
pagine: 215
EAN: 9788845277023
€ 12,00
data di pubblicazione: 1 ottobre 2014


TRAMA: È ormai trascorso un anno da quando Malo è tornato dal Regno delle Ombre. Da allora Lili, la piccola mercante di sogni dagli occhi dorati, occupa tutti i suoi pensieri. Quando, in un luna park di Edimburgo, il ragazzo rivede due abitanti del paese immaginario, decide di seguirli, determinato a reincontrare la sua amica. Sfortunatamente, il Regno delle Ombre si è trasformato più in un incubo che in un sogno a occhi aperti. Trovato rifugio dal sinistro Sir Luke, Malo non si sente per nulla rassicurato dall’interesse del suo ospite verso una meravigliosa bambola di porcellana. Quali oscuri disegni nasconde il misterioso fabbricante di giocattoli? Malo farebbe qualsiasi cosa pur di non restare al suo servizio, ma l’amicizia merita di affrontare qualunque rischio...


sabato 8 novembre 2014

Sbadiglio


Il nuovo letto era troppo importante e doveva essere scelto con cura, avrebbe custodito i loro sogni per i prossimi anni.
Questo avevano in comune Alice e Nemo, non dimenticavano mai i sogni e ne avevano entrambi uno ricorrente, il loro sogno preferito. 
(Silvestro Nicolaci, Sbadiglio)

Buon weekend cari lettori in pantofole! Nonostante questo fine settimana debba lavorare :-( sono comunque a casa e quindi ho deciso di ritagliarmi un momento per condividere con voi una nuova recensione. Oggi vi parlerò di Sbadiglio di Silvestro Nicolaci. Quando mi è stato segnalato questo libro devo ammettere che non sono riuscita a resistere. Quella bimba in vestaglia e pantofole sulla copertina non poteva certo lasciarmi indifferente, che dite? Quelle morbide pantofoline a forma di cane poi... mi hanno subito conquistata. E poi Sbadiglio si legge in pochissime ore... romanzo breve, racconto lungo, chiamatelo un po' come vi pare, ma si è rivelata una lettura lieve e piacevole ^^
E adesso veniamo alla storia...

Nemo e Alice non si conoscono ma hanno qualcosa in comune: entrambi sono dei grandi sognatori e non dimenticano mai ciò che sognano, anzi, hanno addirittura un sogno ricorrente... il loro sogno preferito. Eppure sta succedendo qualcosa di strano nelle ultime notti, perché proprio sul più bello compare una ragazzina, una strana ragazzina in vestaglia e pantofole e il sogno assume contorni davvero inaspettati... E così Nemo si ritrova sconsolato a guardare la bella ragazza dal berretto blu e gli occhi neri scendere dal tram mentre Alice, inseguita da numeri giganteschi, è costretta a pedalare come una pazza su una pista ciclabile disegnata tra due parentesi tonde su un infinito foglio a quadretti. Saranno proprio i sogni a far incontrare Nemo e Alice, decisi a tutto pur di scoprire cosa sta perturbando le loro notti e il loro riposo. Chi è la strana bambina dallo sguardo triste, capace di parlare con le sue pantofoline a forma di cane? E perché mai Sbadiglio, il proprietario del negozio Sogni d'oro, ha un aspetto così stanco e sciupato?

Un racconto lieve come le trame evanescenti dei sogni e una storia semplice ed evocativa come solo le favole per bambini sanno essere. Silvestro Nicolaci ci conduce per mano tra le pieghe di un universo impalpabile, fatto di illusioni e desideri. La storia di Nemo e Alice mi ha catturata proprio per la sua semplicità. Ho seguito divertita le loro scorribande notturne, la capacità di dare un senso ha ciò che un senso non ha... perché agli occhi di un bambino niente è più vero di un sogno. E così non c'è da stupirsi se i numeri di quella matematica che proprio non va giù, si animano e iniziano a correre per i corridoi della scuola o se una buffa pantofola a forma di dalmata comincia a parlare assieme a un leone, una balena e un coccodrillo ^^
Lo stile è scorrevole e ironico e i vari personaggi mi hanno strappato non pochi sorrisi: c'è il maestro di ripetizioni di matematica che guarda caso risponde al nome di Giusto Calcolo, e il gatto Grisù che non ne può più di croccantini stantii e sogna una bella ciotola di fegato d'agnello; e c'è il proprietario del negozio di letti ribattezzato giustamente Sbadiglio. Per non parlare dei due giovani protagonisti Nemo e Alice, il primo è appassionato di musica (e che musica! Il concerto di Varsavia risuona continuamente nei suoi auricolari) quanto l'altra adora vagare in bicicletta, entrambi sognatori incalliti decisi a difendere il loro universo notturno.
Una menzione particolare va al sogno della barista Irene che laureata nientemeno che in Filosofia si ritrova a servire un caffè dietro l'altro finché... finché tutti i grandi filosofi della storia non si ritrovano davanti al suo bancone in un siparietto che mi ha davvero fatto venire le lacrime agli occhi!

Quando entrarono insieme San Tommaso e Cartesio, chiedendo rispettivamente un decaffeinato con molta caffeina e un macchiato freddo abbastanza tiepido senza latte, alla povera Irene cominciò a sorgere qualche dubbio. 
«Ireeeeeeneeeee, i cucchiainiiii!» Maurizio non la smetteva di gridare. 
C’era Nietzsche che le compariva davanti ritornando in continuazione e, naturalmente, non poteva mancare Kant il quale, almeno lui garbatamente, le chiese di che categoria fossero i caffè in quel bar e cosa lei ne pensasse. 
Mentre Maurizio urlava come un ossesso, in men che non si dica si trovò praticamente tutta la storia della filosofia davanti al bancone a pretendere, ovviamente in contemporanea, dei caffè impossibili.

E mentre la neve scende lieve e impalpabile sulla città il racconto si chiude su un'immagine dolcissima... ma starà a voi scoprirla ;-)
Insomma una storia breve, semplice ma che si è dimostrata una lettura davvero gradevole che consiglio vivamente a tutti i sognatori... come me ^^ Tre pantofole e mezza


Di seguito vi posto tutti i dati del volume corredato da bellissime immagini, del resto l'autore è un illustratore e insegna fumetto tra Palermo e Milano:

Silvestro Nicolaci
Sbadiglio
Graphofeel
Pagine: 74
EAN: 9788897381280
€ 12,00



TRAMA: «Ci pensi mai?» 
«A cosa?» 
«Al fatto che la maggior parte della gente non ha la minima idea di quello che sogna.» 
A metà strada tra un racconto illustrato e una graphic novel, Sbadiglio narra la storia di due adolescenti che si incontrano mentre sognano, una trama tessuta nel contrappunto tra sonno e veglia e intervallati da disegni in bianco e nero a opera dello stesso autore. Delizioso e leggiadro, fornisce una chiave di lettura in più rispetto all’importanza del sonno e del sogno.


martedì 9 settembre 2014

Le ribelli di Challant


Si concluse così quella straordinaria giornata del mio compleanno in cui erano giunti al nostro castello più sconosciuti che in tutta la mia vita.
Mi sentivo così piena di speranza, che la notte feci un sogno profondo e dolce: un unicorno e un leone si rincorrevano giocando sui prati sotto il castello.
Intorno a loro brillava una luce d'oro.
(Chiara Lossani, Le ribelli di Challant)

Buonasera lettori in pantofole! Oggi vorrei parlarvi di un romanzo che mi ha tenuto compagnia quest'estate: Le ribelli di Challant di Chiara Lossani. Ho preso questo libro lo scorso marzo alla Children's Book Fair di Bologna, faceva capolino da uno scaffale del padiglione allestito a libreria e io... be' mi sono innamorata del titolo e della copertina e non ho potuto fare altro che portarlo con me. Ma iniziamo con la storia:

Corre l'anno 1450. 
Dora Quey ha tredici anni e vive nell'antico castello di Villa-Challant di cui suo padre, René Quey, è notaio e amministratore. Dopo la morte della mamma, la giovane è stata completamente abbandonata a se stessa, in balìa del chiacchiericcio delle dame e delle prepotenze della matrigna, sempre pronta a rinfacciarle la sua scarsa avvenenza e il suo comportamento inadeguato. Ma per una giovane esteta, brillante e curiosa, ricami e belletti sono fuori discussione e le pareti del castello di Villa assumono quasi i contorni di una prigione, finché, un mattino di aprile, un incontro inaspettato cambierà il corso della sua vita. Il giovane e affascinante Laurent de la Chavre e il suo scudiero Mirò Godret porteranno nuova linfa all'esistenza grigia e monotona di Dora e apriranno le porte al destino e alla storia. Sì perché l'incontro con i due giovani sarà solo il primo di una lunga serie di eventi. Ombre di guerra minacciano, infatti, la valle e, dopo la morte del signore di Challant, la lotta per la successione è aperta. La contessa Catherine è la legittima erede, ma può una donna governare? In molti sono pronti a sottrarle il titolo, adducendo l'inadeguatezza dell'animo femminile dinanzi alla ragione di stato, pure Catherine è decisa a far valere il proprio diritto e la propria volontà. Il suo destino si intreccerà inesorabilmente a quello di Dora: due donne, due anime ribelli,  decise a lottare per affermare il proprio diritto all'amore, all'amicizia, al dominio di se stesse.

Cavalieri e dame, scudieri e paggi, artisti e pellegrini affollano le pagine di questo romanzo firmato da Chiara Lossani. La storia di Dora e Catherine mi ha incantata e avvinta, due donne diverse tra loro e pure loro malgrado simili. Da una parte Dora ancora giovane e inesperta ma già schiacciata dalla volontà dei genitori che ne hanno decretato il destino, un padre che la ignora e una matrigna pronta a mortificarla in ogni momento, ma soprattutto decisa a piegare la sua vitalità e il suo spirito. Dall'altra Catherine educata sin dall'infanzia al potere e al comando e tuttavia schiacciata, sullo scacchiere politico, proprio dal suo essere donna. L'autrice tratteggia il ritratto di due figure femminili non convenzionali, decise a lottare per affermare il proprio destino e lo fa in un romanzo per ragazzi dai toni decisamente avvincenti. I personaggi sono affascinanti e ben delineati a partire dalla protagonista, per una volta non la classica fanciulla bella e angelicata ma una ragazzina bruttina, dal volto deturpato da una poco avvenente macchia sul mento, ma caratterizzata da uno spiccato senso estetico e dalla passione per la pittura e il colore. E poi ci sono Laurent, alla ricerca del suo passato e dell'amore di un padre, Mirò con la sua sfrenata passione per il canto e quella pelle scura risultato, a suo dire, di un oscuro sortilegio, mastro Philippe pittore itinerante e "maestro di bellezza" di Dora (e se leggerete il romanzo capirete il perché ;-) e le dame vuote e vanitose che affollano le sale di Villa-Challant. Particolarmente interessante è la ricostruzione del periodo storico, il romanzo infatti è ambientato in Valle d'Aosta e Catherine Challant è un personaggio realmente esistito, ma i richiami alla storia così come all'arte sono frequenti in tutto il romanzo, si va dall'invenzione della stampa a quella della polvere da sparo, dalle ballate di Francesco Landini ai sonetti di Cecco Angiolieri, realtà e fantasia insomma si intrecciano armoniosamente e indissolubilmente. Su tutto poi dominano le descrizioni amene delle valli che si affacciano sulla Dora, e dei palazzi di Villa, Verrès e Issogne che emergono dalle pagine come avvolti da un'aura fiabesca e romantica.

Insomma un romanzo che ho trovato estremamente piacevole per quanto rivolto a un pubblico giovane, e che apre le porte alla scoperta di un pezzo di storia della nostra terra di cui poco sapevo e di cui spero di approfondire presto la conoscenza. quattro pantofole e mezza.


Di seguito vi posto tutti i dati del volume uscito per Rizzoli nel marzo 2014:

Chiara Lossani
Le ribelli di Challant
Rizzoli
Pagine: 396
EAN: 9788817072809
€ 15,00

TRAMA: Dora ha tredici anni e vive nel castello di Villa Challant in Valle d'Aosta. Siamo nel 1450 e le regole del tempo e del luogo cercano di trasformarla in una damigella tutta belletti e rassicuranti occupazioni domestiche. Ma il destino ha in serbo per Dora ben altre avventure. In quell'anno magico incontra l'amicizia vera, il suo primo amore e la possibilità di scegliersi una vita nuova. Intanto fuori dal castello incombe la guerra per la successione degli Challant: il titolo spetta alla contessa Catherine, ma è una donna e in molti pensano che non dovrebbe governare. Il destino di Dora si intreccia a quello di Catherine: entrambe giovani donne ribelli per affermare il diritto di essere se stesse in un mondo che vorrebbe cambiarle a tutti i costi.