Una pelliccia di tre vividi colori, una folta coda, degli occhi brillanti e penetranti, e due orecchie a forma di triangolo isoscele. Era un gatto a tutti gli effetti.
I suoi lunghi baffi ebbero un rapido e quasi impercettibile fremito. «Hai per caso problemi di vista, ragazzino?» chiese senza tanti complimenti.
«Be’, insomma…» farfugliò Rintarō «non è che io sia proprio un’aquila, ma fino a vedere che davanti a men c’è un gatto parlante ci arrivo!»
I suoi lunghi baffi ebbero un rapido e quasi impercettibile fremito. «Hai per caso problemi di vista, ragazzino?» chiese senza tanti complimenti.
«Be’, insomma…» farfugliò Rintarō «non è che io sia proprio un’aquila, ma fino a vedere che davanti a men c’è un gatto parlante ci arrivo!»
(Sōsuke Natsukawa, Il gatto che voleva salvare i libri)

Il gatto che voleva salvare i libri è stato un acquisto un po’ d’impulso, il giorno del mio compleanno. Cercavo letture leggere, d’evasione, e una storia a quattro zampe, un romanzo per ragazzi, mi è sembrata la scelta migliore. Be’, l’opera di Sōsuke Natsukawa alla fine si è rivelata molto di più. Quella che a prima vista poteva sembrare una semplice storia di formazione e amicizia si è trasformata in una bellissima riflessione sui libri e la lettura, sull’importanza e l’influenza che questi scrigni di carta hanno per i lettori…


