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sabato 23 ottobre 2021

Asiatica

Perché è questo che mi sembra rivelare l'Asia orientale attraverso certe faglie sottili e profondissime che la percorrono tutta: l'identità di ciascuna nazione pare affermarsi anche attraverso l'opposizione rispetto alla nazione vicina, nonostante le affinità; ogni popolo sembra definire sé stesso in buona parte guardando di continuo a ciò che lo distingue dagli altri.  

(Marco Del Corona, Asiatica)


Buonasera lettori in pantofole! Scrivo con un po' di imbarazzo questo post, l'ultimo risale addirittura ad aprile! Ho abbandonato completamente il blog e anche le mie letture: metteteci il nuovo lavoro, nuove preoccupazioni, lo studio di una lingua... ma la verità è che non avevo più stimoli né voglia di condividere.
Perché sono qui allora? Perché ci voleva il Salone del libro, dopo lo stop dell'ultimo anno e mezzo, a ricordarmi quanto tenevo a questo angolo, quanto era bello, dopo aver voltato l'ultima pagina, fissare i pensieri, condividere le impressioni.  
E allora eccomi di nuovo, con un solo proposito: scrivere di getto quando e come ne avrò voglia, a cominciare da Asiatica, libro di cui avevo letto tanto sul web, che mi era stato da più parti raccomandato e che si è rivelato un bellissimo viaggio in terra d'Asia...

domenica 11 agosto 2019

Viaggi con Charley


Un viaggio è una persona a sé, non ce ne sono due simili. E sono inutili progetti, garanzie, controlli, coercizioni. Dopo anni di lotta scopriamo che non siamo noi a fare il viaggio; è il viaggio che "fa" noi. Guide, orari, prenotazioni, inevitabili e rigidi, vanno diritti a naufragare contro la personalità del viaggio. Solo quando abbia riconosciuto tutto questo, il vagabondo "in vitro" può abbandonarsi e accettare la realtà.
(John Steinbeck, Viaggi con Charley)


Buona domenica, lettori in pantofole! Come ve la passate? La sottoscritta è in vacanza da qualche giorno, per cui posso riappropriarmi di queste pagine con una certa calma e serenità.
Oggi, quindi, si torna a parlare di America e di viaggi (direi che il periodo non potrebbe essere migliore 😊).
Viaggi con Charley era da tempo sul mio scaffale e dopo aver amato lo Steinbeck romanziere ero ben disposta ad affrontare anche il saggista. È stato un viaggio di ampio respiro, in un'America lontana (quella degli anni Sessanta) eppure quantomai attuale negli spunti e nelle riflessioni di John Steinbeck. Un memoir di tutto rispetto e una lettura appassionante per quanto, qui lo dico e lo ribadisco, la mia preferenza vada ancora al romanziere...

sabato 2 giugno 2018

Libri per viaggiare: la mia wishlist "on the road"



Buon weekend lettori in pantofole! Questa settimana un post un po' diverso, niente recensioni ma la mia personale wishlist di evasione in attesa delle vacanze. L'idea viene sempre da lui, Bill Bryson, l'autore che ultimamente mi ha fatto riscoprire la passione per la letteratura di viaggio. Mi sono messa a cercare altri titoli da aggiungere alla mia libreria e mi sono detta: ma i fondamentali? Ebbene sì mi mancano i grandi classici del genere on the road...

sabato 19 maggio 2018

America perduta


Mi stavo, solo allora, adattando alle distanze americane, dove gli stati sono grandi come nazioni. L'Illinois è grande due volte l'Austria e quattro la Svizzera. C'è un impressionante vuoto, una impressionante distanza tra una città e l'altra. Attraversi un paese, vedi la cafeteria affollata e pensi: "Meglio arrivare a Fisima-City per bere il caffè", illudendoti che sia lì svoltato l'angolo. Poi, però, arrivi al bivio e un cartello annuncia: FISIMA-CITY 165 CHILOMETRI. È allora che ti rendi conto che le distanze in America hanno una scala differente.  
(Bill Bryson, America perduta)



Buon weekend lettori in pantofole! Oggi vi racconto qualcosa sulla mia ultima lettura: America perduta di Bill Bryson, terminato giusto la settimana scorsa. Dopo aver letto Una passeggiata nei boschi, non ho fatto passare molto tempo prima di cimentarmi nuovamente nella scrittura ironica e istrionica di Bryson. Certo, America perduta ha un taglio diverso, ma, ho scoperto, un viaggio con Bill vale sempre la pena con tutti i pregi e i difetti del caso... 

domenica 29 aprile 2018

Una passeggiata nei boschi


Un cartello annunciava che non si trattava di un sentiero qualunque, ma del famoso Appalachian Trail. Con un'estensione di oltre 3400 chilometri lungo la costa orientale degli Stati Uniti, attraverso la catena placida e invitante dei monti Appalachi, l'Appalachian Trail è il capostipite di tutti i sentieri a lungo percorso. [...] Dalla Georgia al Maine taglia quattordici stati, attraverso morbide e piacevoli colline i cui nomi stessi - Blue Ridge, Smokies, Cumberlands, Catskills, Green Mountains - sembrano altrettanti inviti al viaggio.
    
(Bill Bryson, Una passeggiata nei boschi)



Buona domenica, lettori in pantofole! Come ve la passate? Oggi, complice il ponte del primo maggio, ho deciso di recuperare un po' di recensioni, anche perché le mie letture si stanno accumulando 😊E quindi eccomi a raccontarvi qualcosa di Una passeggiata nei boschi, romanzo che tra l'altro rappresenta il New Hampshire nella mia TBR list: 50 libri per 50 stati.
Bill Bryson è stato davvero una piacevole scoperta: scrittore e giornalista originario di Des Moines (Iowa) ha vissuto per lungo tempo in Europa e, una volta tornato in madrepatria, ha raccontato l'America con l'occhio disincantato di chi ne è stato a lungo lontano. Mi sono innamorata del suo stile ironico, del taglio comico che spesso assumono i suoi resoconti di viaggio che hanno poi il respiro e il ritmo del romanzo... ma avremo modo di riparlarne, intanto iniziamo dalla storia:

sabato 9 settembre 2017

Indian Creek


Una volta partiti i guardacaccia, la tenda che avevamo montato sembrò ancora più piccola. Restai lì in piedi, e tremai per una folata d'aria che mi sembrò correre lungo il collo. Era davvero casa mia ora? La mia casa per i prossimi sette mesi? Per l'intero inverno? Da solo? Alzai lo sguardo verso le pareti ripide e scure del canyon, che bloccavano già il sole di metà pomeriggio. Al di là di quelle pareti di pietra e alberi non c'era nient'altro che la natura selvaggia della Selway-Bitterroot. Ero solo nel cuore della natura.   
(Pete Fromm, Indian Creek)


Buon weekend, lettori in pantofole! Eccomi qua per parlarvi della mia ultima lettura. Una lettura fresca fresca, ho voltato l'ultima pagina giusto ieri, ma sento il bisogno di fissare un po' i pensieri, che in questi ultimi giorni hanno vorticato in luoghi inospitali, affascinanti, decisamente mozzafiato. Il diario/memoriale di Pete Fromm è stato relegato sugli scaffali per tanto tempo (mamma Laura l'ha letto prima di me e se volete conoscere anche il suo pensiero potete leggerlo qui), ma riscoprirlo in questo periodo è stata decisamente una bella avventura, un viaggio che non mi pento di aver intrapreso...

sabato 19 novembre 2016

VIAGGIO IN AMERICA

Ed eccomi a Houston, anticamera del viaggio alla luna, anticipazione del nostro futuro, che pedalo insieme a McDivitt professione astronauta, su un tandem, lungo i viali di Nassau Bay, sobborgo di Houston. In fondo vale la pena pagare le tasse anche in questo Paese: t'offre tante sorprese. Il modo in cui vivono pensano pregano gli abitanti di Nassau Bay, per esempio. [...] E lascia perdere se parlo degli astronauti, creature di fantascienza: son tali quando vanno nel cosmo e affrontan la morte, quaggiù sono come gli altri.
(Oriana Fallaci, Viaggio in America)

Buon weekend lettori in pantofole! Immagino che molti di voi stiano invadendo le strade di Milano per il BookCity ^^ 
Be' non mi resta che augurarvi un buon soggiorno e invidiarvi anche un po' (il lavoro, da smazzare anche nel fine settimana, non mi permette di partecipare) mentre mi appresto a scrivere una nuova recensione per Libri in pantofole. E questa volta tocca a Oriana Fallaci con Viaggio in America. Quando ho scovato questa raccolta di scritti della grande giornalista toscana non sono riuscita a trattenermi, troppa la curiosità di conoscere le grandi contraddizioni del continente americano attraverso i suoi occhi e la sua penna. Ed è stato un viaggio davvero intenso, ricco di spunti e di riflessioni...

sabato 18 giugno 2016

INTO THE WILD TRUTH


Credo che Chris avesse scelto la natura selvaggia per andare in cerca di ciò che gli era mancato nell'infanzia: pace, purezza, onestà. E aveva capito che in nessun altro luogo se non nella natura avrebbe trovato ciò che cercava.
(Carine McCandless, Into the Wild Truth)


Buon weekend lettori in pantofole! Oggi il sole splende e c'è un bel caldo, giornata ideale per starsene all'aria aperta ^^ ma prima ho deciso di lasciarvi il mio pensiero sull'ultimo romanzo che ho letto. Da tempo tenevo Into the Wild Truth sullo scaffale, decisa a leggermelo con calma. Il racconto verità di Carine McCandless sul fratello Chris, noto alla cronaca, ahimè, per l'epopea che lo ha visto protagonista di un epilogo dai risvolti tragici e celebrato da un libro e un film di straordinario successo.
Be', annovero Nelle terre estreme tra le mie letture preferite in assoluto, un libro che mi ha segnato profondamente e a cui tengo molto, per questo mi sono avvicinata con grande rispetto e curiosità al testo di Carine McCandless, un testo difficile e sofferto ma che sicuramente vale la lettura. Ma come sempre partiamo dalla storia:




Tutti ormai conoscono la storia di "Alexander Supertramp", del suo straordinario viaggio attraverso gli Stati Uniti fino a quell'angolo di mondo, in Alaska, dove nel settembre 1992 il suo corpo è stato ritrovato da alcuni escursionisti in un vecchio autobus abbandonato. Di lui, di Christopher McCandless, hanno parlato un libro e un film di straordinario successo, ripercorrendo le tappe dei suoi viaggi, ricostruendo la storia della sua vita, cercando di capire le motivazioni che, a soli 24 anni, lo hanno spinto ad abbandonare una vita agiata per gli spazi sconfinati e pericolosi del wilderness. Per alcuni, McCandless è diventato un punto di riferimento, un modello di libertà e purezza, altri lo hanno considerato un pazzo suicida, altri ancora un folle o un ingrato. Certo è che i commenti e i giudizi si sono sprecati, partendo dall'epilogo sono state fatte le congetture più disparate, così a più di vent'anni dalla sua morte, la sorella Carine ha deciso di rompere il suo silenzio e di raccontare la verità di Chris partendo dall'inizio...


martedì 1 luglio 2014

40 giorni a Floripa


Incontrare padre Vilson, gli educatori e i bambini di Florianópolis, è stata un’esperienza unica, profonda, indimenticabile. Al di là dei ruoli di educatore ed “educando”, abbiamo vissuto delle emozioni e condiviso il nostro tempo, facendo qualcosa insieme. Che fosse musica, teatro, pittura. Abbiamo scoperto un tesoro nascosto dentro di noi, la condivisione. Sentire gli stessi sentimenti, provare le stesse emozioni. Magie e miracoli che accadono con grande naturalezza, basta tendere le mani verso chi ti accoglie a braccia aperte.
(Tommaso Randazzo, 40 giorni a Floripa)

Buonasera lettori in pantofole! Come al solito ieri non sono riuscita a postare la rubrica dedicata alle Novità in libreria ma stasera sono di nuovo qui a parlare delle mie letture con voi. Sono rimasta un po’ indietro con le recensioni, volevo parlarvi di 40 giorni a Floripa già da un po’ ma non ho trovato un attimo per raccogliere i pensieri e scrivere. Comunque, vediamo di recuperare ^^ 
Mi sono avvicinata a questo libro in un modo un po’ particolare, ho conosciuto Tommaso a un aperitivo con amici comuni, era emozionatissimo per l’uscita della sua pubblicazione e abbiamo iniziato a parlarne insieme. La storia della sua esperienza in Brasile mi ha affascinata, così quando mi ha proposto di leggere il suo “diario” ho accettato con entusiasmo!

venerdì 18 aprile 2014

Le recensioni di... mamma Laura #2

 
Una rubrica a cadenza casuale, un omaggio alla persona che per prima mi ha trasmesso l'amore per i libri e gli infinite mondi racchiusi in essi, vi presento Le recensioni di... mamma Laura.
Buonasera lettori in pantofole! Eccomi di ritorno (come sempre di corsa), purtroppo questi giorni sono il delirio totale, non ho davvero il tempo di fare niente, causa lavoro, e spero di riuscire almeno a godermi il giorno di Pasqua :-P Ho anche appreso la bruttissima notizia della morte di García Márquez, un altro grande scrittore che ci lascia e al quale mi sembra doveroso dedicare almeno un piccolo pensiero... La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

Ma veniamo al blog, le mie letture purtroppo procedono davvero a rilento ma per fortuna mi è venuta in soccorso mamma Laura che ha deciso di condividere con me e con tutti voi la sua ultima lettura (come al solito trafugata dai miei scaffali :-P), non mi dilungo oltre e cedo a lei la parola... intanto tanti auguri di buona Pasqua a tutti voi! ^^

Pete Fromm
Indian Creek
Keller editore
Pagine: 256
ISBN: 9788889767313
€ 14,50

TRAMA: Per uno studente di biologia della fauna selvatica, innamorato dei libri di Henry Thoreau e dei racconti di montagna, il programma dell'Idaho Fish & Game è un'occasione imperdibile: monitorare e proteggere la schiusa di due milioni e mezzo di uova di salmone nel selvaggio Selway-Bitterroot. Solo che il ventenne Pete Fromm non può immaginare cosa significhi veramente vivere un intero inverno - ben sette mesi - da solo sulle Montagne Rocciose, alla fine degli anni Settanta, in una tenda in tela a oltre sessanta chilometri dalla prima vera strada e a cento dal primo insediamento umano.Comincia così un'avventura incredibile, un romanzo di formazione divertente, di un realismo crudele e soprattutto vero, anzi verissimo, con temperature che arrivano a quaranta gradi sotto zero e la neve a coprire ogni cosa, con imprese nelle quali il giovane Pete deve dare fondo al proprio istinto di sopravvivenza, e situazioni che lo obbligano a rapportarsi con limiti e sogni, con se stesso e la solitudine. E onnipresente, la natura in tutta la sua potenza; dapprima usata, temuta, incompresa e poi, in quello che è uno straordinario finale, vera e propria compagna di vita in un rapporto essenziale e autentico, quasi ancestrale, e scevro di ogni ideologia.


Una volta partiti i guardacaccia, la tenda che avevamo montato sembrò ancora più piccola. Restai lì in piedi, e tremai per una folata d’aria che mi sembrò correre lungo il collo. Era davvero casa mia ora? La mia casa per i prossimi sette mesi? Per l’intero inverno? Da solo? Alzai lo sguardo verso le pareti ripide e scure del canyon, che bloccavano già il sole di metà pomeriggio. Al di là di quelle pareti di pietra e alberi non c’era nient’altro che la natura selvaggia della Selway-Bitterroot. Ero solo, nel cuore della natura.
(Pete Fromm, Indian Creek)

Buonasera cari lettori. Eccomi di nuovo in questo angolino per condividere con voi la mia ultima lettura: Indian creek di Pete Fromm.
Devo dire che questo libro mi ha un po’ impegnata vuoi perché non conoscevo l’autore e anche perché delle Montagne Rocciose sapevo solo l’ubicazione geografica; mi sono quindi dovuta documentare per poter capire appieno l’avventura, perché di questo si tratta, incredibile, un po’ crudele, ma meravigliosa e formativa che il protagonista affronta in una natura inospitale e piena di insidie, a quaranta gradi sotto zero, completamente solo per la maggior parte dei sette lunghi mesi invernali.
Sì, perché questo non è un romanzo di fantasia, ma una storia di vita veramente vissuta dall’autore il quale ci rende partecipi di questo periodo trascorso lontano dal mondo civilizzato, in un crescendo di sentimenti diversi: dall’iniziale entusiasmo alle prime perplessità e incertezze, dalla paura della solitudine alla gioia delle conquiste, dal desiderio di fuggire alla consapevolezza che una natura così bella può riempire l’anima di pace e gioia.
Tutto ha inizio quando Pete, studente di biologia della fauna selvatica, viene a conoscenza quasi per caso, di un programma dell’Idaho Fish & Game che, per proteggere due milioni e mezzo di uova di salmone collocate in un canale tra due corsi d’acqua (il Selway e l’Indian Creek), ingaggia un volontario per l’intero inverno con il compito, non molto impegnativo e nemmeno faticoso, di controllare giornalmente che tutto proceda bene e che il ghiaccio non blocchi il ciclo vitale delle uova.
All’epoca Pete ha solo vent’anni ed è proprio l’incoscienza dell’età che lo porta immediatamente ad accettare l’incarico come fosse un’occasione da non perdere senza però valutare appieno il significato di un inverno da trascorrere in una tenda, in un ambiente selvaggio e inospitale, con punte di freddo fino a meno quaranta gradi, fra tormente e animali selvatici, completamente solo.
È vero, Pete ha con se Boone, un cucciolo che un’amica gli ha regalato prima della partenza; è una presenza importante e il loro rapporto cresce in stima e complicità reciproche via via che i giorni e le avventure si susseguono.
Durante quei lunghi mesi, ogni tanto, Pete riceve la visita di Ranger e cacciatori di puma e di orsi; vive con loro, partecipa alle battute di caccia, ma un conto è uccidere un alce per sfamarsi, un altro è uccidere un puma con il solo scopo di far divertire un cliente: “Mi sentii male ancora prima che toccasse terra e di colpo udii Cary prorompere in un fiotto di improperi. Lo fissai, chiedendomi se avesse provato lo stesso sentimento di spreco e perdita.”
Quando è cominciata l’impresa di Pete non ho potuto fare a meno di pensare a mio figlio; vent’anni sono pochi e un uomo a quell’età è ancora un ragazzo. Non sono riuscita a immaginarlo da solo in quell’ambiente e in quelle condizioni eppure, alla fine della storia, ho compreso che una simile esperienza, per quanto dura, impegnativa e pericolosa è senz’altro molto molto formativa e fortificante per il carattere e per la vita di un uomo.
Pete ha scritto questo libro dodici anni dopo quell’avventura; ecco perché dall’inizio alla fine la storia ti prende, ti affascina, ti fa capire; non sarebbe stato così se l’avesse scritto subito dopo.