giovedì 2 aprile 2026

Da Shippo: pasti caldi e gatto ospitale

“Miao.”
Aveva il manto candido, chiazzato di nero e marrone. Doveva essere un cosiddetto tricolore dal pelo pastello. La coda era leggermente più lunga di quella di un gatto normale e, a giudicare dalle dimensioni, era un esemplare adulto. Lo sguardo un po’ dispettoso lo rendeva ancora più carino. Gli occhietti rivolti verso la ragazza, i piccoli movimenti della coda, il miagolio – tutto di quel micio non faceva che esaltare il suo aspetto grazioso.

(Yuta Takahashi, Da Shippo: pasti caldi e gatto ospitale)
 

Una locanda nascosta in un vicolo poco frequentato, un santuario shintoista che incombe sullo sfondo e una lunga coda arrotolata dentro una pentola di terracotta… Eccomi con la mia ultima lettura con “baffi e coda”. Da Shippo: pasti caldi e gatto ospitale è stato un acquisto un po’ così, di impulso, quando senti il bisogno di una lettura lineare, che non richieda troppi sforzi e, soprattutto, consolatoria. Ed è proprio questo che è, un cozy book, la coccola che rimette a posto una giornata storta, una storia senza pretese, ma calda e avvolgente… insomma che ti fa ben sperare.

IL MIO PENSIERO
“Sarà difficile, ma adoro questo posto e mi piace la cucina di Nakadō-san, penso che sia davvero squisita. Una buona pietanza porta la serenità a chi la mangia. Non che il cibo risolva i grandi problemi della vita, il mondo resta sempre lo stesso. Però credo che faccia tornare la voglia di mettercela tutta. Forse è come la musica. Quando si ascolta un brano coinvolgente, si ha la sensazione di essere in salvo e si ritrova il coraggio, anche se in realtà nulla cambia per davvero. La Locanda da Shippo è proprio come una bella canzone,” pensò.
È tutta condensata qui la filosofia di vita di Tsumugi, cantautrice di second’ordine in cerca di una visibilità che sembra non arrivare mai. Un canale YouTube con poche visualizzazioni, un’agenzia gestita da una starlette meteora alle spalle e un lavoro precario in una rete televisiva locale che diventa ben presto inesistente. Cosa le resta, a parte la voce cristallina, il suo sorriso e un incrollabile ottimismo? Be’, ma anche i più inguaribili ottimisti hanno dei momenti no, così quando ormai si sente travolta dal destino infausto, Tsumugi si ritrova a vagare per le stradine meno frequentate di Kisarazu, ed eccola là la locanda che non ti aspetti, con quel nome curioso e quell’insegna a forma di gatto decisamente “cozy”. Tsumugi varca la soglia, e il lettore con lei, e sfogliando la pagina, già ti immagini cosa accadrà poi, ma il tepore ti avvolge comunque.

Sì, perché il romanzo di Yuta Takahashi è un romanzo prevedibile, senza scossoni, un racconto corale che in ogni capitolo porta in scena un personaggio diverso. Vi ricorda qualcosa? Ebbene sì, la serie della locanda Kamogawa di Kashiwai Hisashi, per esempio. Rientra in tutto quel filone consolatorio di un certo tipo di letteratura giapponese, eppure… Eppure il calore di un pasto caldo, un micio accovacciato in un donabe di terracotta e le storie degli avventori che si intrecciano regalano quella tranquillità, quella serenità e quel conforto che in momenti precari come quelli che stiamo vivendo sono la manna che ti fa ben sperare. È vero, Tsumugi, Shippo e Nakadō non sono i più originali dei personaggi, ma mi hanno fatto compagnia, mi hanno riscaldato come il pelo setoso di un micio… e poi diciamocelo Nakadō-san sembra uscito pari pari da un drama: Eppure, davanti ai suoi occhi si stagliava un uomo che, a giudicare dalla corporatura massiccia, avrebbe potuto essere un atleta di lotta libera. Era alto almeno un metro e ottantacinque, e portava un taglio di capelli corto e ordinato. Gli splendidi lineamenti del viso gli donavano l’aspetto di un attore affascinante ma freddo. Più che di cattivo umore, sembrava teso, per qualche motivo sorpreso.

Ultima nota, la cucina. Chi mi conosce sa che ho un rapporto speciale con il cibo, che un piatto ben cucinato ha subito la capacità di cambiarmi l’umore e svoltarmi la giornata 😉 e, be’, il modo in cui Takahashi racconta il suo ristorante, legandolo alle tradizioni della sua cultura (pensiamo ai piatti cucinati nel donabe), il modo in cui descrive mensole, tavoli, stoviglie e piatti è di per sé avvolgente e “consolatorio”. Mi sono resa conto di aver usato moltissimo questa parola, per tutta quanta la recensione, ma è proprio questo che è stato Da Shippo: pasti caldi e gatto ospitale, un romanzo che mi ha restituito qualcosa, pur nella sua semplicità. 3 pantofole e mezzo. Non è la lettura più originale o densa di significati che affronterete, ma è serena, è calda, è esattamente quello di cui abbiamo bisogno dopo una giornata di stress, pensieri e corse forsennate. Se poi a farvi compagnia mentre sfogliate le pagine c’è un gatto dalla lunga coda come Shippo, tanto meglio.

Di seguito vi lascio tutti i dati del volume uscito per Feltrinelli lo scorso agosto:

YUTA TAKAHASHI

 Da Shippo: pasti caldi e gatto ospitale
editore: Feltrinelli; pagine: 192; EAN: 9788807970061
data di pubblicazione: 26 agosto 2025
brossura con alette: € 17.00 
Tsumugi – cantautrice per niente popolare, per sua stessa ammissione – ha perso le speranze: dopo anni di tentativi per emergere, anche il lavoro poco appagante in una televisione locale si interrompe, lasciandola priva di prospettive.
Mentre gira senza meta tra le stradine silenziose della cittadina di Kisarazu, in un vicolo dietro un santuario shintoista scopre una locanda con un’insolita insegna: “Da Shippo: pasti caldi a menu fisso, locale con gatto”.
Incuriosita, varca la soglia e si ritrova in un piccolo ristorante a conduzione famigliare, con pochissimi coperti. Stoviglie di ceramica di tutte le forme e colori sono disposte con cura sulle mensole di legno antico e in un angolo, accoccolato dentro una pentola di terracotta, c’è la mascotte che dà il nome al locale: un gatto tricolore con una lunga coda.
Sarà la prima di una serie di visite durante le quali Tsumugi conoscerà gli altri avventori del ristorante: una donna incinta che sta assistendo il marito malato, una ex direttrice di asilo che ha nostalgia dei suoi alunni, un timido liceale innamorato. Tutti, in un modo o nell’altro, portano da Shippo un pezzo della loro vita. E il proprietario, burbero ma dal cuore d’oro, li accoglie con discrezione, offrendo loro conforto. Tra piatti gustosi, ricordi e confidenze, Tsumugi inizierà a ritrovare l’ispirazione e a comprendere la bellezza che si nasconde dietro ogni gesto di condivisione.
Con la grazia e l’empatia che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo, dopo La locanda dei gatti e dei ricordi Yuta Takahashi torna con una nuova storia capace di scaldare il cuore e restituire la fiducia nel prossimo.
Traduzione di: Giuseppe Strippoli

CHI È YUTA TAKAHASHI:
prefettura di Chiba, Giappone, 1972) ha lavorato come impiegato prima di vincere un premio letterario per il suo romanzo d’esordio e dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. È l’autore di diverse serie di successo di ambientazione storica e contemporanea. Oltre a La locanda dei gatti e dei ricordi (2024), diventato un bestseller in Italia e in corso di traduzione in sedici Paesi, Feltrinelli ha pubblicato Da Shippo: pasti caldi e gatto ospitale (2025).

Mi sono chiesta che brano scegliere per questa recensione e, niente, i miei pensieri si sono subito appuntati su Tsumugi e il suo inguaribile ottimismo, sulla Canzone del Tegame, e su un brano allegro, da canticchiare con lo straccio in mano… e allora mi è arrivato come un lampo Motohiro Hata e la sua Kimi, Meguru, Boku, colonna sonora di un anime che ho letteralmente amato, Itazura na Kiss: un’esplosione di energia, primavera e ciliegi in fiore ^^

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