lunedì 19 ottobre 2020

Brevemente risplendiamo sulla terra


Quella notte mi sono ripromesso che non sarei mai stato di nuovo senza parole quando avresti avuto bisogno che parlassi per te. Ecco com'è  iniziata la mia carriera da interprete  ufficiale di famiglia. Da quel momento in poi, avrei riempito o nostri vuoti, i nostri silenzi, i balbettii, tutte le volte che avrei potuto. Facevo avanti e indietro tra codici, ero un interruttore. Mi sono spogliato della nostra lingua e ho indossato il mio inglese come una maschera in modo che gli altri potessero vedere il mio viso, e così anche  il tuo.    
(Ocean Vuong, Brevemente risplendiamo sulla terra)


Buon inizio di settimana, lettori in pantofole! Ho terminato in questi giorni la lettura di Brevemente risplendiamo sulla terra e ci ho messo un po', perché tra il Korea Film Festival prima e il lavoro poi sono andata davvero a rilento, ma non è stato un male... diciamo che Ocean Vuong richiede la giusta attenzione: ha una scrittura densa, corposa, che certamente non lascia spazio all'immediatezza, per non parlare degli argomenti trattati...
 

Una lettera, una lunga lettera che Little Dog, il protagonista di questa storia, indirizza alla madre. Una lettera che forse Rose non leggerà mai, perché non conosce l'Inglese, quella lingua che invece ha fatto studiare al figlio come protezione e arma allo stesso tempo. Perché Rose e Little Dog sono vietnamiti, così come nonna Lan, hanno lasciato un Vietnam raso al suolo dalla guerra e si sono trasferiti in Connecticut. E adesso, a distanza di anni, attraverso la scrittura, attraverso quelle parole vergate nero su bianco, Little Dog cerca di farsi interprete di due generazioni. Cerca di comprendere la madre e i suoi improvvisi scatti d'ira, cerca di comprendere il passato nascosto nel cuore della nonna, e infine, cerca di comprendere se stesso e il proprio bisogno di essere finalmente "visto", percepito...

IL MIO PENSIERO
Lo so. Non è giusto che la parola sacro sia intrappolata nella parola massacro.
Dobbiamo squarciarla, tu e io, è come un cucciolo che viene sollevato in aria tutto rosso e tremante, strappato da un cerbiatto appena colpito a terra.
Un'immagine forte, un'immagine violenta, ma che ben rappresenta il lungo flusso di coscienza che Little Dog riversa nella lettera a sua madre. Perché di fatto la storia di Little Dog nasce dalla violenza, nasce dalla guerra che ha lacerato un intero paese, il Vietnam e segnato inevitabilmente, nel fisico e nella mente, sua nonna prima e sua madre poi. E Little Dog deve continuamente fare i conti con questa violenza che si manifesta negli improvvisi scatti d'ira della madre così come nelle urla e nei borbottii di nonna Lan... Sindrome da stress post-traumatico la chiamano ma per Little Dog rappresenta la quotidianità, la vita di una famiglia di immigrati nei quartieri popolari di una cittadina del Connecticut. E adesso, a distanza di anni, la parola scritta si fa per il protagonista l'unico mezzo possibile per cercare di capire le proprie origini, la propria famiglia e soprattutto la madre. È a lei che Little Dog si rivolge, ripercorrendo la propria storia a partire dall'infanzia, con quella lingua inglese che Rose non è mai riuscita a padroneggiare ma che con tanto ardore ha voluto che il figlio imparasse. Perché nella vita di un immigrato la lingua può essere uno scudo e un'arma allo stesso tempo: Devi reagire o loro non smetteranno mai. Hai la pancia piena di inglese [...] devi usarlo va bene? 

La lingua diventa quindi lo strumento per "essere visti", diventare visibili agli occhi del prossimo, un'immagine su cui Ocean Vuong insiste molto nelle 290 pagine che compongono questo romanzo. La lingua, la scrittura si fanno interpreti di un'intera esistenza e diventano lo strumento per affrontare tematiche difficili come la guerra appunto, ma anche l'identità, la diversità, l'amore, la morte. La penna di Ocean Vuong si muove per associazioni, giustapposizioni, si libra come una farfalla monarca in volo, quelle farfalle citate in apertura di romanzo che migrano a sud, verso luoghi più caldi. 
Un lungo flusso di coscienza, è così che mi è apparso questo romanzo, denso di immagini, di metafore e similitudini, a volte ha il profumo di una poesia nel suo andamento spezzato, a volte invece è estremamente crudo e materiale. 
Del resto, attraverso Little Dog e la sua famiglia, Ocean Vuong racconta una storia che ha il sapore del memoir, dell'autobiografia, una storia di immigrazione sì ma anche una storia di esposizione profonda di se stessi, del proprio essere, della propria individualità: Penso a quella volta che io e Trev siamo saliti sul tetto del capanno degli attrezzi, a osservare il sole che affondava. Non ero rimasto tanto sorpreso dal suo effetto né da come, in pochi minuti che collassavano su se stessi, il sole cambiasse il modo in cui si vedono le cose o ci vediamo noi, quanto dalla possibilità che io potessi vederlo, quel sole. Perché il tramonto, come la sopravvivenza, esiste nel momento in cui sta per sparire. Per essere bellissimi e risplendere su questa terra, prima qualcuno deve vederci, ma essere visti significa essere prede. 

Ocean Vuong mi ha rapito nel racconto di così tante vite: dai fili bianchi dei capelli di nonna Lan che nascondono la storia straziante di una giovane donna in un paese in guerra, alla sottomissione di Rose che dice "scusa" anche quando vorrebbe dire "ciao", dagli occhi umidi di un anziano americano che attraverso lo schermo di un computer osserva una tomba di Saigon, alle braccia "bucate" di Trevor che si stringono attorno al corpo di Little Dog. Pure, a dispetto di una storia così densa e ricca di immagini straordinarie a volte la penna di Ocean Vuong si fa fin "troppo" letteraria per i miei gusti e così se in alcuni passi mi ha fatto sussultare e spalancare gli occhi e il cuore, in altri purtroppo mi ha fatto esclamare "Sì, però anche meno..." quando ho visto il racconto perderci in naturalezza e scorrevolezza... Quattro pantofole. Una storia, di guerra, formazione e identità sfolgorante ma non immediata che vi consiglio, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

Di seguito vi lascio tutti i dati del volume, uscito lo scorso marzo nella collana "Oceani" di La nave di Teseo:


OCEAN VUONG

Brevemente risplendiamo sulla terra 
(On Earth we're briefly gorgeous )
editoreLa nave di Teseo; pagine: 292; EAN: 9788834601327
data di pubblicazione: 12 marzo 2020
brossura: € 18.00; eBook: € 9.99acquistalo su: la Feltrinelli

Little Dog, la voce di questo straordinario romanzo di esordio tradotto in tutto il mondo, ricostruisce in una lettera alla madre la storia della sua famiglia, segnata dalla guerra del Vietnam e dall'emigrazione negli Stati Uniti. Arrivati in America nel 1990, Little Dog e sua madre Rose si stabiliscono in Connecticut, dove lei si mantiene facendo manicure e pedicure. Ma la donna soffre di un disturbo da stress post-traumatico che si manifesta in violenti scoppi d'ira contro il figlio, alternati a gesti di tenerezza assoluta. Con loro abita la nonna Lan, che ha vissuto il dramma della guerra in prima persona: fuggita da un matrimonio combinato con un uomo molto più anziano, è costretta a vendersi ai soldati americani per mantenersi. Little Dog, crescendo, si fa interprete del dialogo impossibile tra le generazioni della sua famiglia tutta al femminile, unendo due donne che non parlano l'inglese e faticano a integrarsi nella cultura americana. Prendendosi cura degli altri, Little Dog impara a conoscere se stesso, dal difficile rapporto con i suoi coetanei che lo prendono di mira per la sua diversità, fino alla scoperta dell'amore. Brevemente risplendiamo sulla terra è una storia di formazione che, attraverso il legame d'amore tra un figlio e una madre, parla di identità, differenza, di come impariamo ad abitare i sentimenti più grandi. Un libro sulla forza di raccontarsi per riscattare il silenzio di non essere ascoltati, che rivela l'intensità e la grazia della scrittura di Ocean Vuong.
Traduzione di: Claudia Durastanti

CHI È OCEAN VUONG:
è nato in Vietnam nel 1988 e si è trasferito negli Stati Uniti nel 1990. Con la sua raccolta di debutto, Cielo notturno con fori d’uscita, ha vinto nel 2016 il Whiting Award. Ha ricevuto inoltre il Pushcart Prize e altri riconoscimenti da: Poets House, The Elizabeth George Foundation, Fondazione Civitella Ranieri, The Saltonstall Foundation for the Arts e Academy of American Poets. Le sue opere di poesia e narrativa sono state pubblicate sul “New York Times”, “The New Yorker”, “Kenyon Review”, “The Nation”, “New Republic”, “Poetry”, “The American Poetry Review”, che gli ha conferito lo Stanley Kunitz Prize for Younger Poets. Cielo notturno con fori d’uscita è stato tradotto in albanese, arabo, bulgaro, cantonese, francese, hindi, spagnolo e ucraino.
Il suo primo romanzo è Brevemente risplendiamo sulla terra (2020).

A questo giro chiudo con il rap sporco di 50 Cent e la sua Many Men (Wish Death) (Get Rich or Die Tryin', 2003) che Trevor e Little Dog cantano mentre nelle fredde notti di Hartford, attraversano la città in bicicletta:

2 commenti:

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