lunedì 29 giugno 2020

Atti umani


Io ti avevo afferrato la mano e ti avevo tirato avanti, verso la testa del corteo, mentre tu mormoravi fra te e te, in preda a una vacua incomprensione: I nostri soldati stanno sparando. Stanno sparando a noi. Ti avevo trascinato verso di loro con tutta la mia forza, cantando a squarciagola mentre tu sembravi sul punto di piangere. Avevo intonato l’inno nazionale insieme a tutti gli altri, il cuore che mi scoppiava. Prima che mi trapassassero il fianco con quel proiettile incandescente. Prima che quelle facce venissero annullate, cancellate dalla vernice bianca.
(Han Kang, Atti umani)


Buongiorno lettori in pantofole e buon inizio di settimana! È un po’ che non ci leggiamo, ma finalmente ho trovato del tempo per tornare a parlare di letture con voi. In particolare vorrei condividere il mio pensiero su Atti umani di Hang Kang, un libro di una potenza e un impatto straordinari che ho avuto la fortuna di scoprire grazie alla lettura collettiva organizzata da @hyangaksoul. Ormai dovreste sapere tutto della mia nuova ossessione per la Corea e devo dire che il profilo e il blog di hyangaksoul (lo trovate qui) sono sempre fonte di informazioni e storie interessanti e utili, se volete scoprire di più su questo paese e la sua cultura vi consiglio davvero una visita.
Ma torniamo a noi, come vi dicevo Atti umani si è rivelata una lettura davvero intensa, soprattutto perché affronta una pagina difficile, atroce della storia coreana, un ferita mai rimarginata…


Maggio 1980, Corea del Sud. Il governo del dittatore Choon Doo Hwan si è instaurato da alcuni mesi e in tutto il paese vige la legge marziale, ma il malcontento popolare dovuto alla situazione di crisi e corruzione in cui versa la nazione si fa sempre più pressante. La popolazione chiede a gran voce riforme democratiche e i primi ad organizzarsi sono studenti e professori universitari con slogan e manifestazioni in difesa dei più basilari diritti di libertà ed espressione. La risposta è una sola: repressione. A Gwanju il 18 maggio, un corteo organizzato per le strade della città, si trasforma in un bagno di sangue. Seguiamo il giovane Dong-ho che si muove tra i cadaveri ammassati nella palestra municipale alla ricerca di un amico scomparso, la redattrice Eun-sook alle prese con i meccanismi brutali della censura, un anonimo prigioniero costretto a convivere con i ricordi delle sevizie e il senso di colpa e la giovane operaia pestata a sangue durante le proteste… un filo lega tutte queste vite, un filo rosso come il sangue e il cuore pulsante di chi si chiede: perché?

IL MIO PENSIERO
Combatto, da solo, ogni giorno. Combatto con l’inferno a cui sono sopravvissuto. Combatto con la mia stessa natura umana. Combatto con l’idea che la morte sia l’unico modo di sottrarmi ad essa.
Perciò mi dica, professore, che risposte può darmi lei, che è un essere umano proprio come me?
Le risposte non ci sono, le domande sono ancora aperte e la Corea del Sud si sta ancora interrogando sugli avvenimenti che sconvolsero il paese in quella primavera del 1980 ma Han Kang alza un velo, pesante come un sudario, su eventi che si è tentato per tanto, troppo tempo di omettere, nascondere, cancellare. A partire dal 18 maggio 1980 la città di Gwanju (a circa 300 km da Seul) fu in balia dell’esercito chiamato a reprimere le proteste contro il governo del dittatore Choon Doo Hwan. 10 giorni di sangue, violenza e orrore. Il “massacro di Gwanju” è stato definito o ancora la “Tienanmen coreana”, quando i militari aprirono il fuoco sui propri concittadini inermi provocando un numero impressionante di vittime innocenti.
Ed è qui, a Gwanju, che la penna di Han Kang ci riporta, davanti alla fontana nella piazza del municipio, nella palestra comunale dove sono ammassati i corpi di chi aveva preso parte alla manifestazione. Corpi dilaniati, “sfondati”, ridotti a brandelli, corpi che si riversano sulla pagina attraverso gli occhi del giovane Dong-ho, con la sua testolina tonda e castana e i capelli corti come portavano allora gli studenti delle medie: Appena prima di uscire fuori, ti volti a guardare indietro. Non ci sono anime qui. Ci sono solo cadaveri ridotti al silenzio, e questo terribile tanfo putrido.

Non risparmia niente Han Kang, non risparmia l’orrore delle ferite, l’orrore dei corpi abbandonati nelle fosse comuni, l’orrore delle sevizie e del peso dei ricordi in chi nonostante tutto è sopravvissuto, eppure quello che più mi ha colpito durante la lettura di questo libro è stata la compostezza dello stile e delle parole, che si fanno delicate, lievi anche quando colpiscono duro e feriscono come una baionetta. Attraverso una manciata di personaggi (Dong-ho e Jeong Dae, lo studente universitario Jin-su, la redattrice Eun-sook…) Han Kang è riuscita a costruire il quadro complessivo di quegli anni turbolenti, un quadro a brandelli che si ricompone come un mosaico, attraverso il tempo e attraverso le riflessioni dei morti e dei vivi. Sì, dei morti, perché in questo romanzo anche le vittime hanno una voce, anime fuggite via dal corpo come un uccello che si invola (e torna ancora una volta il “lirismo” della penna di Han Kang) ma che guardano indietro, ai vivi per i quali comunque non c’è perdono perché schiacciati dai ricordi e da un senso di colpa difficile da scrollarsi di dosso. Un coro di voci che varia dalla prima, alla seconda alla terza persona portando a un’immedesimazione lacerante per il lettore, un coro di voci il cui cerchio si chiude nel capitolo finale dove è la stessa autrice a prendere la parola.

5 pantofole. Atti umani è un libro che fa male nel senso fisico e psicologico del termine, ma è un romanzo di una bellezza disarmante, che mi ha lasciata intontita a fine lettura, che dà voce e dignità a fatti che in Occidente sono quasi sconosciuti e poi c’è Dong-ho con il suo collo sottile e i capelli corti, con quegli occhi miti a mezzaluna che grazie alle parole di Han Kang non dimenticherò mai.

Di seguito vi lascio tutti i dati dell'edizione italiana, pubblicata da Adelphi nel 2017:

HAN KANG

Atti umani
(Human Acts)
editore: Adelphi; pagine: 208; EAN: 9788845932014
data di pubblicazione: 14 settembre 2017
brossura: € 19.00; eBook: € 9.99acquistalo su: la Feltrinelli

Una palestra comunale, decine di cadaveri che saturano l’aria di un «orribile tanfo putrido». Siamo a Gwangju, in Corea del Sud, nel maggio 1980: dopo il colpo di Stato di Chun Doo-hwan, in tutto il paese vige la legge marziale. Quando i militari hanno aperto il fuoco su un corteo di protesta è iniziata l’insurrezione, seguita da brutali rappresaglie; Atti umani è il coro polifonico dei vivi e dei morti di una carneficina mai veramente narrata in Occidente. Conosciamo il quindicenne Dong-ho, alla ricerca di un amico scomparso; Eun-sook, la redattrice che ha assaggiato il «rullo inchiostratore» della censura e i «sette schiaffi» di un interrogatorio; l’anonimo prigioniero che ha avuto la sfortuna di sopravvivere; la giovane operaia calpestata a sangue da un poliziotto in borghese. Dopo il massacro, ancora anni di carcere, sevizie, delazioni, dinieghi; al volgere del millennio stentate aperture, parziali ammissioni, tardive commemorazioni. Han Kang, con il terso, spietato lirismo della sua scrittura, scruta tante vite dilaniate, racconta oggi l’indicibile, le laceranti dissonanze di un passato che si voleva cancellato.
Traduzione di: Milena Zemira Ciccimarra

CHI È HAN KANG:
è nata nel 1970 a Gwanju, in Corea del Sud; la sua famiglia si trasferì a Seul nel 1979, pochi mesi prima del massacro del maggio 1980. Atti umani (2014) è il suo secondo romanzo pubblicato presso Adelphi dopo La vegetariana (2016), opera vincitrice del Man Booker International Prize.

E concludiamo con un brano, come sempre, ma questa volta c'è un pezzo molto particolare che vorrei farvi ascoltare. Si tratta di una canzone di protesta March for the Beloved composta proprio per commemorare i fatti di Gwanju e diventata con il tempo in Oriente il simbolo e l'inno di tutti coloro che combattono in difesa dei propri diritti e della libertà. Recentemente è stata cantata anche durante le proteste di Hong Kong. Qui ce l'andiamo ad ascoltare in una versione del 2019 durante le commemorazioni dei fatti del maggio 1980:

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