mercoledì 16 settembre 2020

Sotto cieli rossi


Le donne della mia famiglia, quelle da cui discendo anche io, sono così: ostinate. Mi hanno spronata ad andare avanti risoluta e senza paura, proprio come hanno dovuto fare loro per permettermi di esistere. Sono nate in tempi più difficili dei miei. La società, il governo, le famiglie stesse di queste donne non tenevano in alcun conto i loro desideri e le loro aspirazioni, costringendole a battersi contro ogni tipo di crudele avversità per ricavare qualcosa praticamente dal nulla.
  
(Karoline Kan, Sotto cieli rossi)


Buongiorno, lettori in pantofole! Come procede questo rientro settembrino? Oggi sono qui per parlarvi di un libro un po' particolare, nel senso che mi è capitato tra le mani proprio per caso. 
Sapete, quando andate in libreria ben decisi sugli acquisti da fare e poi vi cade l'occhio su uno scaffale e un titolo che assolutamente non vi sareste aspettati? Ecco è quello che è accaduto a me con Sotto cieli rossi di Karoline Kan. Sarà stata quella copertina rossa squillante, sarà stato quel sottotitolo Diario di una millennium cinese (a cui da millennial di primo pelo non potevo restare indifferente), ma ha catalizzato completamente la mia attenzione e non sono potuta uscire da lì senza acquistarlo...


Karoline, al secolo Chaoqun, è nata nel 1989 (esatto proprio nell'anno delle rivolte di Piazza Tienanmen) in una cittadina rurale nella contea di Ninghe, Cina. Già la sua nascita è stata un'impresa perché da secondogenita, con il varo della politica del figlio unico, ci sono voluti tutto il coraggio e la testardaggine di sua madre per farla venire al mondo e conquistarle un hukou, il fatidico documento che le avrebbe garantito di iscriversi a scuola, sposarsi, essere ricoverata in ospedale, viaggiare... in una parola vivere.  Karoline racchiude in questo libro la storia della sua famiglia, di donne forti come sua madre e sua nonna, di uomini fedeli alla tradizione e al partito come il nonno Wengui, di giovani, come lei stessa, confusi, divisi tra un mondo in rapido mutamento, le seduzioni dello sviluppo economico e tecnologico e i costumi e le regole della tradizione. Un libro che è anche un'affresco della storia della Cina e dei radicali cambiamenti degli ultimi trent'anni.

IL MIO PENSIERO
La Cina reale non si riduce al ritratto che ne fanno i quotidiani. [...] Per quanto nata e cresciuta in Cina, non c'è giorno che non impari qualcosa di nuovo sul mio Paese. Questa è la mia storia, la storia della mia famiglia. Ma è anche la storia della Cina, ed è un grande onore condividerla con te... ovunque ti trovi.
A questo giro ho deciso di partire dalle parole con cui Karoline Kan accompagna, in nota, il suo romanzo o meglio il suo memoir, perché di questo si tratta, un memoir che, come si evince dalle frasi qui sopra, è strettamente intrecciato con la storia della Cina degli ultimi trent'anni. A partire dalla nascita stessa della protagonista che ci dà un quadro completo della politica del figlio unico con cui il governo tentò di tenere sotto controllo il tasso di natalità a partire dagli anni Ottanta. Una politica che portò alla sterilizzazione di più di un milione di cinesi tra il 1983 e il 2015 e alla nascita di tredici milioni di bambini "in nero" cioè sprovvisti di un hukou (carta d'identità). Karoline, o meglio Chaoqun il suo hukou lo ha conquistato, pur essendo una secondogenita, ma ci sono voluti tutto il coraggio la fatica e l'abnegazione di sua madre e della sua famiglia. 

Leggere della sua infanzia è per il lettore aprire una porta su una miriade di storie nascoste, storie che la grande Cina racchiude in sé e che con grande fatica giungono fino a noi in Occidente. È la possibilità di conoscere Laolao, la nonna materna, sposa a 15 anni, che nella vita non ha mai potuto scegliere o prendere decisioni proprie, è la possibilità di scoprire la storia di Laoye e della sua adesione al Falung Gong un'innocua disciplina filosofica che però per il successo di adesioni scatenò ben presto i timori del governo. Sdoganato alla stregua di una setta, il Falung Gong venne gravemente colpito dalle autorità con migliaia di arresti e incarcerazioni e il nonno di Chaoqun, per quanto fedele servitore del partito, fu costretto a consegnare i suoi libri di praticante. Ma soprattutto è la possibilità di scoprire quanto complessa sia stata l'adolescenza di una Millenial quale Karoline Kan. Perché Karoline e i suoi compagni sono cresciuti in una Cina in pieno boom economico, tra Pizza Hut e Kpop idol, sviluppando una visione diametralmente opposta rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. Eppure da quelle generazioni sono guidati in ogni aspetto della loro vita e spesso si trovano incapaci di prendere decisioni, legati come sono alle tradizioni ma anche a uno stile di vita completamente nuovo. Del resto la pressione è all'ordine del giorno a partire dallo studio incentrato sul famigerato gaokao, l'esame di due giorni altamente competitivo, il cui superamento decide del destino e dell'avanzamento sociale di milioni di studenti cinesi. Al gaokao è sacrificato tutto: l'amicizia, l'amore. E a questo proposito vi consiglio anche un film che ho avuto l'opportunità di vedere quest'estate durante il Far East Festival: An insignificant Affair e che tratta proprio questo argomento. Insomma per dirla con Karoline Kan: Non apprezzavo le regole né tantomeno il gaokao, ma credevo ancora nell'importanza di fare sacrifici per ottenere un futuro migliore. In Cina, impegnarsi nello studio serve a passare di livello. L'istruzione è uno strumento per tagliare fuori i meno preparati e selezionare l'élite. L'ultima cosa che volevo era rimanere tagliata fuori.

Ho apprezzato tantissimo il racconto di Karoline sui suoi anni universitari, in quelle pagine ho ravvisato una carica elettrica dirompente, il tentativo di una ragazza e poi di una donna di venire a patti con una realtà contraddittoria come è quella della Cina moderna, in cui è necessario fare i conti con uno Stato "madre" da una parte, che cerca di traghettare i suoi figli guidandoli in ogni evento della loro esistenza e la nascita di un'autocoscienza critica dall'altra (si veda il modo in cui Karoline fa la conoscenza degli eventi di Piazza Tienanmen). Quattro pantofole. Devo dire che ultimamente sono stata molto fortunata con le mie letture, grazie a un'infornata di libri davvero interessanti e che mi stanno facendo scoprire pezzi di mondo e di realtà così lontane dalla mia. Dell'opera di Karoline ho apprezzato soprattutto il tentativo, attraverso il racconto della sua famiglia, di rappresentare la Cina "reale", al di là delle censure e delle narrazioni di Partito, un tentativo, a mio avviso, egregiamente riuscito: È in questi piccoli centri che si incontra la Cina reale - la sua bellezza e i suoi orrori, lo strano e il familiare, la tristezza e la gioia, il progresso e l'arretratezza, tutto fuso insieme.

Di seguito vi lascio tutti i dati del volume, uscito recentemente (lo scorso maggio) per Bollati Boringhieri:


KAROLINE KAN

Sotto cieli rossi
(Under Red Skies )
editoreBollati Boringhieri; pagine: 304; EAN: 9788833934525
data di pubblicazione: 14 maggio 2020
brossura: € 16.50; eBook: € 8.99acquistalo su: la Feltrinelli

Nata in un piccolo paese vicino Tianjin tre mesi prima del massacro di piazza Tienanmen del 4 giugno 1989, Karoline Kan ci racconta la sua storia, e la storia della sua generazione, stretta tra la politica autoritaria cinese, il boom economico e il rapidissimo sviluppo tecnologico. Karoline, trent'anni, rientra a pieno diritto nella generazione dei millennial, e da quel punto di vista ci rivela ciò che lei e tre generazioni della sua famiglia hanno vissuto sulla propria pelle. A partire dalla politica del figlio unico, in vigore fino al 2015 e che ebbe come risultato la scomparsa di un numero di bambine compreso tra i trenta e i sessanta milioni: Karoline è una secondogenita, per di più femmina, nata per estrema determinazione della madre che ha dovuto mettere in atto mille sotterfugi per sfuggire agli aborti imposti dal regime, rischiando di non farle ottenere il certificato di esistenza in vita e di condannarla tra le file degli «invisibili». Karoline cerca di capire fino in fondo i diversi cambiamenti radicali cui la Cina va incontro negli anni successivi, dalla messa al bando del Falun Gong, innocua disciplina spirituale basata sulla meditazione, con decine di migliaia di praticanti sottoposti ad arresti e torture, alle indagini sugli studenti liceali condotte dalla polizia per scongiurare loro eventuali complicità con movimenti politici contrari al Partito Comunista, fino allo sviluppo tecnologico che ha mutato le prospettive, e la connessione con il resto del mondo, dei giovani cinesi. Sotto cieli rossi svela molte cose che al lettore medio occidentale sono ignote, o note solo parzialmente. Come dice Karoline stessa: «In quanto esponente dei millennial cinesi voglio mostrare le emozioni, le scelte e i compromessi, il coraggio e la speranza che condividiamo con i nostri coetanei di tutto il mondo». 
Traduzione di: Benedetta Gallo


CHI È KAROLINE KAN:
ha collaborato con il «New York Times» scrivendo articoli sulla politica cinese e sulla vita dei millenial in Cina. Al momento lavora per il  «China Dialogue». Sotto cieli rossi è il suo primo libro, grazie al quale si è aggiudicata il Young China Watcher of the Year 2019. Vive a Pechino.

E parlando di Millennial non posso che chiudere con il brano che ha segnato la mia esistenza da Millennial quel Smells like teen spirit (Nevermind, 1991) che è a diritto considerato l'Anthem Song della Generazione Y.
A questo proposito vi consiglio, se passate da Firenze, la bellissima mostra fotografica dedicata proprio ai Nirvana e al Grunge: Come as you are: Kurt Cobain and the Grunge Revolution sarà a Palazzo Medici Riccardi fino al 18 ottobre e io ve la consiglio spassionatamente.

4 commenti:

  1. Mi stai facendo scoprire un sacco di letture interessanti sull'oriente!

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    1. Che bello sono contenta! Io mi sto proprio appassionando spero che anche tu possa trovare qualche lettura "orientale" interessante <3!

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  2. Ciao Jerry :-)
    Devo dire che questo libro racconta una storia molto interessante e ammetto che, prima di leggere la tua recensione, non sapevo molte cose riguardanti la vita in Cina (ne sapevo tante altre, sia positive che negative, ma a quanto pare non tutte). Mi rendo conto che è un paese complesso, che non si finisce mai di scoprire, nel bene e nel male. Mi segno il titolo ;-)
    Grazie per averne parlato!
    Un abbraccio!

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    1. Ciao Ancella, sì ed è proprio la complessità e le contraddizioni su cui si costruisce che rendono ancora più interessante la sua storia. Diciamo che volevo approfondire la conoscenza di questo paese e Karoline Kan è stata una scoperta inaspettata anche perché siamo quasi coetanee, quindi è stato inevitabile fare un raffronto con quella che invece è stata la mia adolescenza ^^ Sono contenta ti abbia incuriosita!

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