Clock Rewinders è una rubrica ideata originariamente dai blog On a book bender e 25 hour books, dove troverete un riepilogo di quanto avvenuto su Libri in pantofole durante la settimana, uno sguardo ai blog che seguo nonché qualcosa sul mondo di Jerry e sulle sue letture ;-)
Buona domenica lettori in pantofole! Eccomi qua, di ritorno dalla comunione del nipotino. Tutta intera, direi, a parte i piedi... come sempre nel match Jerry vs Tacchi hanno vinto loro ^^ Perché dovete sapere che il famigerato tacco 12 è proprio la mia nemesi! Datemi piuttosto Converse, datemi stivali oppure le mie adorate pantofole (mai nome di blog fu più azzeccato ;-) E adesso che finalmente le mie estremità si stanno riprendendo mi dedico al recap settimanale, voi siete pronti? ^^
Scott Weiland, Lemmy Kilmister e adesso David Bowie. È proprio vero, il rock piange lacrime amare. Si è svegliato, questa mattina, e ha scoperto che Bowie non c'era più. Quel volto inconfondibile, quella voce che credeva eterna è adesso "polvere di stelle", per citare uno dei suoi album più famosi.
Si è spento serenamente all'età di 69 anni, così recitava questa mattina la pagina Facebook ufficiale dell'artista, sprofondando in un attimo il mondo della musica nel baratro, un buco nero ben più scuro di quello che compare nel suo ultimo video, Blackstar,pubblicato giusto qualche giorno fa.
E adesso il rock piange... sì perché David Bowie ne aveva incarnato le 1000 anime, racchiuse tutte in un volto e una voce. Racchiuse nell'anima poliedrica di un artista che ha saputo cavalcare il tempo e lo spazio. Musicista, cantante, attore, Bowie era questo e molto altro, rideva del mondo e di se stesso, un inguaribile provocatore che ha ispirato intere generazioni. Tante le cover dei suoi brani, tanti gli artisti che ne hanno subito il fascino e le influenze: da Marilyn Manson agli Oasis, da Joan Jett a Ozzy Osbourne per citarne solo alcuni.
Ricordo una bambina che passava interi pomeriggi davanti alla tv, ipnotizzata dagli occhi meravigliosi di Jareth, il re dei Goblin. Una bambina ignara di chi si nascondesse dietro quel trucco... Crescendo ha scoperto che Jareth era anche Ziggy Stardust, era il Duca Bianco, era la rock star androgina e ribelle...
Oggi David Bowie ci ha lasciato è vero, ma la musica c'è ancora così come le sue mille anime cui si aggiunge un ultimo omaggio, Blackstar, pubblicato giusto l'8 gennaio scorso.
Eccomi a riesumare il mio diario, non lo faccio spesso, in fondo Libri in pantofole dovrebbe parlare di romanzi, racconti, eventi librosi. Ma è anche e soprattutto un blog personale e a volte l'urgenza di condividere altre passioni si fa pressante.
La musica, la musica ormai lo sapete è l'altra anima di questo blog ed è con profonda tristezza che scrivo questa sera perché una voce straordinaria non c'è più, si è spenta ieri in un tour bus nel Minnesota: Scott Weiland,storico frontman degli Stone Temple Pilots,è morto nel sonno all'età di 48 anni mentre era in tour con la sua nuova formazione i Wildabouts.
Mi sono svegliata questa mattina, ho aperto Facebook e per caso mi è caduto l'occhio su un breve post, poche parole sulla pagina ufficiale di Weiland che riportavano il triste annuncio. Del resto nell'era dei social le notizie corrono sul filo, si diffondono, risuonano terribilmente, diventano assordanti. E in breve tempo fioccano i link, i tweet, le immagini e i video e vieni catapultato indietro nel tempo e sono di nuovo gli anni '90. Senti ancora quelle note, ascolti nuovamente quella voce così tremendamente unica, vedi gli stadi pieni, quegli stadi assenti ieri sera a Bloomington perché i Wildabouts si esibiscono adesso in piccoli circoli e club.
Sì perché ovviamente a far da corollario al cordoglio piovono le parole: rock in lutto, generazione perduta dei '90, eroi e antieroi. Ed ecco il resoconto dettagliato della parabola di ascesa e declino condita da intemperanze e dipendenza, alcol ed eroina.
Un storia iniziata nel 1990 con gli Stone Temple Pilots e proseguita poi con i Velvet Revolver e con i Wildabouts appunto. E quindi non c'è da stupirsi che sui giornali piovino titoloni fin troppo scontati: è il clamore della notizia in fondo, il baraccone del pantheon del rock.
Certo è che stasera mi sento un po' più piccola, un po' più sola e un po' più triste, perché la voce di Scott Weiland mi ha accompagnata per così tanto tempo, mi ha tenuto compagnia in tanti momenti, più o meno sereni, più o meno difficili. Adesso non mi resta che prendere in mano quei cd, Core, Purple, Contraband... e rendere omaggio con la musica a un grande artista. Addio Scott Weiland, grazie per la tua voce e per tutta la musica che ci hai dato.