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lunedì 11 gennaio 2016

JERRY'S DIARY #4: QUANDO IL ROCK PIANGE

Scott Weiland, Lemmy Kilmister e adesso David Bowie. È proprio vero, il rock piange lacrime amare. Si è svegliato, questa mattina, e ha scoperto che Bowie non c'era più. Quel volto inconfondibile, quella voce che credeva eterna è adesso "polvere di stelle", per citare uno dei suoi album più famosi.

Si è spento serenamente all'età di 69 anni, così recitava questa mattina la pagina Facebook ufficiale dell'artista, sprofondando in un attimo il mondo della musica nel baratro, un buco nero ben più scuro di quello che compare nel suo ultimo video, Blackstar, pubblicato giusto qualche giorno fa.

E adesso il rock piange... sì perché David Bowie ne aveva incarnato le 1000 anime, racchiuse tutte in un volto e una voce. Racchiuse nell'anima poliedrica di un artista che ha saputo cavalcare il tempo e lo spazio. Musicista, cantante, attore, Bowie era questo e molto altro, rideva del mondo e di se stesso, un inguaribile provocatore che ha ispirato intere generazioni. Tante le cover dei suoi brani, tanti gli artisti che ne hanno subito il fascino e le influenze: da Marilyn Manson agli Oasis, da Joan Jett a Ozzy Osbourne per citarne solo alcuni. 

Ricordo una bambina che passava interi pomeriggi davanti alla tv, ipnotizzata dagli occhi meravigliosi di Jareth, il re dei Goblin. Una bambina ignara di chi si nascondesse dietro quel trucco... Crescendo ha scoperto che Jareth era anche Ziggy Stardust, era il Duca Bianco, era la rock star androgina e ribelle...
Oggi David Bowie ci ha lasciato è vero, ma la musica c'è ancora così come le sue mille anime cui si aggiunge un ultimo omaggio, Blackstar, pubblicato giusto l'8 gennaio scorso. 
Addio uomo dei sogni, ci mancherai...