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domenica 7 marzo 2021

Black Box


Cominciavo a essere consapevole del fatto che se si aspetta sempre che sia qualcun altro a parlare, le cose non cambieranno mai. E finalmente sono riuscita a dire ciò che dovevo e a farmi ascoltare, mettendoci il nome e la faccia.
Poi, il 22 settembre 2017, la Commissione ha emesso il verdetto. «Non luogo a procedere», confermando la decisione del pubblico ministero. Su quali "fatti", però, la Commissione aveva basato le sue conclusioni?
(Shiori Ito, Black Box)


Buona domenica, lettori in pantofole! Eccomi di ritorno a cercare di recuperare le letture del mese di gennaio. Oggi vorrei parlarvi di Black Box e del caso di Shiori Ito divenuta con la sua vicenda voce e immagine del movimento Me Too in Giappone.
La prima volta che ho sentito parlare di Shiori Ito è stato quest'estate durante l'ultimo Far East Festival con il documentario I-documentary of a Journalist dedicato alla giornalista Isoko Mochizuki, un lungometraggio che fotografa la situazione della libertà di informazione in Giappone, tra omissioni, inquinamenti e censure. Be', nel documentario si toccava incidentalmente anche il caso di stupro di cui fu vittima la filmmaker Shiori Ito nel 2015 e il difficile cammino intrapreso da questa giovane donna per dare voce alla sua vicenda, per ottenere verità e giustizia.
Poco dopo, sui social, ho scoperto che il suo memoir sarebbe stato pubblicato anche da noi grazie alla libreria indipendente Inari Books di Torino. L'ho subito prenotato e non sono rimasta delusa, perché Black Box si è rivelata una lettura sì dolorosa e difficile, ma anche lucida diretta e, soprattutto, necessaria...