giovedì 11 dicembre 2014

Ciò che inferno non è


Le domande dei bambini gli sono rimaste, perché è debole come loro, ha paura come loro, si fida come loro, dimentica subito come loro, non si dà per vinto come loro.
Solo in una cosa è diverso: non ignora la morte, come loro.
(Alessandro D'Avenia, Ciò che inferno non è)
  
Buon pomeriggio cari lettori in pantofole, era un po' che non vi parlavo delle mie letture! In effetti, sono molto indietro, non ho avuto tanto tempo da dedicare ai libri ultimamente, ma oggi vorrei parlarvi di un romanzo che è stato davvero una scoperta meravigliosa. Sto parlando di Ciò che inferno non è di Alessandro D'Avenia. Ma partiamo dalla storia:


Federico ha 17 anni, il sole negli occhi e le vacanze estive nel cuore che lo porteranno, per quell'estate del 1993, lontano dalla sua Palermo. I genitori hanno organizzato per lui un soggiorno-studio a Oxford ma alla vigilia della partenza l'incontro con il professore di religione o 3P, come lo chiamano gli studenti, cambierà tutto. Sì perché padre Pino Puglisi gli chiede aiuto per seguire i bambini del quartiere Brancaccio e Federico accetta. In un pomeriggio arroventato oltrepassa il passaggio a livello che lo condurrà nel cuore di Palermo, nell'intricato dedalo di luci e ombre che caratterizza Brancaccio. In quell'estate del 1993, grazie alle parole e al sorriso di padre Puglisi, Federico imparerà a distinguere ciò che è inferno da ciò che inferno non è, conoscerà la mano d'acciaio di Cosa Nostra, proverà il dolore e la paura. Ma dovrà fare i conti anche con la speranza e il coraggio che alberga nei piccoli cuori di Francesco, Totò e Riccardo con l'amore che brucia negli occhi e sulle labbra di Lucia, e con la consapevolezza di sé, del proprio cuore, e della propria volontà...
IL MIO PENSIERO
Non ti lascio solo. Questo mi hai chiesto. No, non ti lascio solo.
Togli l'amore e avrai l'inferno, mi dicevi, don Pino.
Metti l'amore e avrai ciò che inferno non è.
L'amore è difendere la vita dalla morte. Ogni tipo di morte. Mi tornano in mente come una litania le tue frasi, ora che ne sento già la mancanza. 
Non mi lasciare solo, tu. Non mi lasciare.
Non potevo che iniziare questa recensione con i pensieri che affollano la mente sconvolta di Federico davanti alla bara di padre Puglisi. Padre Pino Puglisi che davvero illumina le pagine di D'Avenia come il caldo sole che splende su Palermo.
Devo essere sincera e ammettere che mi sono avvicinata a questo romanzo con un certo scetticismo. Non avevo letto niente di Alessandro D'Avenia, ma ne avevo così tanto sentito parlare e straparlare, che temevo si sarebbe rivelato una delusione come mi era successo per i romanzi di Paolo Giordano che sinceramente non ho molto amato. E invece quanto mi sbagliavo! D'Avenia mi ha letteralmente rapito il cuore con un romanzo intenso e bellissimo. La storia di padre Puglisi e del suo sacrificio in nome della libertà e dell'amore, raccontata attraverso le vicende del giovane Federico, mi ha completamente incatenata alle pagine. Smettere di leggere era davvero difficile, mentre davanti ai miei occhi si srotolavano i vicoli di Brancaccio e le esistenze difficili e pure così ricche di speranza nel futuro dei bambini di "donpino" (se leggerete il romanzo capirete il perché di questa grafia ^^).
Eppure la trama è quantomai semplice, come semplice è stata la vita di quest'uomo che ha sacrificato tutto per il prossimo, racconta di un'estate, un'estate nel quartiere che più di ogni altro ha sofferto e soffre il giogo e il pugno di ferro della mafia, un'estate nel centro Padre Nostro che don Pino ha costruito per tenere i bambini lontani dalla strada, lontani dalle false lusinghe di una vita "facile" e priva di sacrifici. Perché padre Puglisi sa che è solo con l'educazione, con la volontà e la coscienza che si possono cambiare le cose, ecco perché ha combattuto fino all'ultimo per aprire una scuola a Brancaccio, scuola che diventerà realtà soltanto nel 2000.
Ma torniamo al romanzo, a convincermi non è stata solo la trama ma anche lo stile di D'Avenia: il racconto è narrato in terza e in prima persona con un alternarsi nel ritmo e nell'andamento ipnotico ed evocativo al tempo stesso. Per non parlare del modo in cui questo autore gioca con le parole, rendendole affascinanti come un'eco di sirena. Quelle parole che anche il suo personaggio, Federico, ama così tanto, quelle parole che si fanno ancora e porto sicuro nelle incertezze e nelle inquietudini dell'adolescenza: La figura retorica che meglio mi descrive è l'ossimoro. La figura retorica dei pazzi, di chi dice una cosa e fa l'opposto. Non ho pace, ma non ho neanche i mezzi per fare la guerra, eppure in guerra ci voglio andare.   
E per finire Palermo, Palermo così palpitante di vita, tra le righe, che quasi mi sembrava di vederla, di toccarla, di camminare per le sue strade. Le descrizioni sono numerose e bellissime, pure, l'incipit di Ciò che inferno non è è stato davvero una sorpresa. Per ben due pagine sembra che il narratore tessa le lodi di una donna, una donna bellissima e misteriosa per poi scoprire in un capoverso inaspettato che si tratta di una dichiarazione d'amore, sì, ma per la propria città: Per un istante lei smette di incantare e incatenare, ha occhi per fissarlo, gelosa, artigli per ghermirlo, vorace come ogni sirena, quasi a svelare la notte che cela incastrata nel cuore. La sua città. Palermo. 1993.
Insomma, non mi dilungo, come avrete capito questo romanzo mi ha colpita nel profondo; nel libro si parla spesso dell'inferno e del suo contrario ma vorrei chiudere con un'immagine che più di altre per me ha rappresentato ciò che inferno non è: don Pino che gioca a calcio con i "suoi" bambini per le strade spazzate dal sole di Brancaccio: Il sole cuoce l'asfalto, don Pino corre e suda come loro, e non è facile distinguerli. Da come si divertono verrebbe da pensare che il paradiso sia una partita di calcio con l'arbitro non cornuto.
Salvo segna un gol al volo che Gaetano riesce solo a deviare.
L'arbitro fischia.
«1 a 0, palla al centro!»
Un girotondo di bambini con magliette sdrucite e scolorite, qualcuno in canottiera, qualcuno a torso nudo, sembra sospendere il tempo. 
Cinque pantofole ben meritate per un romanzo che vale davvero la pena di leggere.

Di seguito vi posto tutti i dati del volume, uscito per Mondadori lo scorso ottobre:

Alessandro D'Avenia
Ciò che inferno non è
Mondadori
pagine: 300
EAN: 9788804647126
€ 19,00
data di pubblicazione: 28 ottobre 2014


TRAMA: Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. E l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa... Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino.



CHI È ALESSANDRO D'AVENIA:
trentasette anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore. Dal suo romanzo d'esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori 2010) è stato tratto nel 2013 l'omonimo film. Sempre per Mondadori ha pubblicato Cose che nessuno sa.

Padre Pino Puglisi è morto il 15 settembre 1993, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, ucciso da un colpo di pistola alla nuca sparatogli mentre si accingeva a rientrare a casa; il 25 maggio 2013 è stato proclamato beato. 
Il regista Roberto Faenza ne ha celebrato la vita nel film Alla luce del sole (2005) con Luca Zingaretti di cui vi posto il trailer qui sotto:

8 commenti:

  1. Questo romanzo è bellissimo e spero di trovarlo sotto l'albero di Natale ;) ciao Maria

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    1. Ciao Maria, assolutamente! Un regalo davvero perfetto ^^

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  2. Forse è arrivato il momento di dare un'altra chance a D'Avenia! Il suo Bianca come il latte, rossa come il sangue mi aveva deluso tantissimo, lo mollai dopo poche decine di pagine, poi avevo letto in giro le polemiche della madre di una sua alunna che era malata di tumore e a cui D'Avenia si sarebbe liberamente ispirato pur negandolo, e avevo accantonato definitivamente i suoi libri. Forse però questo libro vale la pena leggerlo!

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    1. Delle polemiche non so niente ma ammetto di essermi avvicinata al romanzo con un po' di scetticismo! Cmq mi sono assolutamente ricreduta il romanzo mi è piaciuto tantissimo ed è una lettura che assolutamente consiglio ^^

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  3. Ciao :-)
    Quanto ho sentito anch'io parlare di questo autore e di questo suo romanzo! Lo ammetto, sono scettica come lo eri tu, però la tua recensione mi ha colpita, sembra un libro profondo, intenso e scritto con maestria... mi sa che ci faccio un pensierino!
    Ciao e buon weekend

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    1. Chiaretta te lo consiglio proprio ;-)

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  4. Io ho letto altri romanzi di D'Avenia e ne avevo apprezzato lo stile, riconoscendo il valore che i suoi romanzi potevano rivestire per lettori più giovani. Tuttavia, anch'io ero scettica rispetto a questo libro: mi aspettavo qualcosa di simile ai precedenti, ma dalle tue parole ho capito di essere fuori strada. Sembra un romanzo profondo, importante e credo proprio che meriti una possibilità.

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    1. Sì in effetti a colpirmi è stato proprio l'argomento trattato e il modo in cui D'Avenia ha raccontato la vicenda di don Puglisi, lo stile dell'autore cmq mi ha conquistata e penso che leggerò anche gli altri romanzi ^^

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