Camminava a testa alta, la pelle bianca lentigginosa per il sole; la coda di cavallo appena lavata le dondolava lucente da una spalla. L'aveva intrecciata e legata all'estremità con un nastrino celeste. Indossava un abitino dolly comprato a rate il giorno prima: corto, verde e di cotone.
Voglio essere armoniosa, fluttuante, come la fata di quello spettacolo per bambini, pensò. Campanellino, non si chiama così? Bellissima e svolazzante, avanti e indietro dove le pare, ma io ci riuscirei mai?
(Nell Dunn, È la vita, Joy)
Buongiorno lettori in pantofole! Torno a parlarvi delle mie letture con È la vita, Joy di Nell Dunn.
L'ho terminato giusto la settimana scorsa e devo dire che l'ho trovata una lettura interessante soprattutto per l'ambientazione, l'affresco ironico e se vogliamo spietato della Londra anni '60. Ma come sempre partiamo dalla storia:
Lunghe gambe affusolate, tacchi vertiginosi e l'immancabile coda di cavallo acquistata per due soldi allo Shepherds' Bush Market, ecco che Joy, detta Joysy, fa il suo ingresso sulla scena. Ventidue anni, un figlio a cui badare e una vita disgraziata. Sì perché Joy si è sposata presto, con Tom, rapinatore da due soldi che le ha promesso l'amore e una vita facile ma che è presto finito in gattabuia. E adesso ci sono solo i conti da pagare e l'adorabile Jonny da crescere. Certo c'è l'amore travolgente per Dave ma, si sa, gli uomini sono senza cuore e presto anche lui si farà beccare.
Ma Joy non smette di sognare e mentre radio Londra diffonde le note dei Beatles, dei Temptations e di Ben E. King, continua a provare a conquistare il mondo, il suo mondo, fatto di indipendenza, libertà, dei sorrisi del piccolo jonny e... di abitini frivoli, color rosa mandorla con mutandine in tono.

