giovedì 18 maggio 2017

JERRY'S DIARY #10: SAY HELLO TO HEAVEN


Buonasera lettori in pantofole! È dura, è dura stasera trovare le parole. Io non ci riesco, eppure le parole fanno parte di me, le inseguo, le cerco, sono mie buone amiche nella vita e nel lavoro ma stasera mi sfuggono.
Non riesco a dire cosa ho provato questa mattina quando mi hanno detto che uno degli idoli della mia adolescenza non c'era più, stroncato in maniera improvvisa, assolutamente inaspettata. 
Chris Cornell si è spento ieri all'età di 52 anni e io non sono capace di raccontarvi chi era, cosa hanno significato le sue canzoni per me, cosa ancora rappresentino... e poi in fondo, a voi che cosa importa. Eppure durante tutta la giornata mi è rimbalzato in testa il passo di un libro (del resto qui si parla soprattutto di libri), uno di quelli che la musica la raccontano. E questo, in particolare, tratteggia un'epoca, l'epoca in cui Seattle conquistò il mondo e i cuori di tanti di noi:

Finisco al Seattle Center, il "parco giochi" della città. Siedo di fronte all'International Fountain, teatro delle veglie per Kurt Cobain e Layne Staley. Alla mia sinistra c'è la Key Arena, dove nel 2000 i Pearl Jam provarono a esorcizzare la morte. Mi guardo attorno: non vedo camicie di flanella e nemmeno Doc Martens, né jeans strappati. La vasca della fontana è occupata da bambini che giocano coi getti d'acqua intermittenti... È una meravigliosa giornata di sole, una di quelle in cui la vita sembra bellissima e invincibile. Gli altoparlanti trasmettono una selezione di musica di Seattle anni '90. È la prima volta che accade da quando sono arrivato. Che strano: sono stato costretto a cercarlo, il grunge, in questa città che sembra averlo dimenticato. E ora me lo ritrovo all'International Fountain. È un contrasto stranamente rassicurante: la leggerezza d'animo dei bambini che giocano con l'acqua e i suoni pesanti di Would? e Smells Like Teen Spirit. La vitalità dei bimbi è contagiosa e rende quelle note belle e distanti, come alleggerite dal carico d'angoscia che da vent'anni si portano appresso. Questi bambini non erano nemmeno nati quand'è morto Kurt Cobain. Un giorno daranno a queste canzoni un nome nuovo e un altro significato. Forse le ameranno. Forse le fraintenderanno. Forse le strapperanno dalla lenta consunzione che le sbiadisce. Forse ne scriveranno di nuove. Sarebbe un gran finale.
(Claudio Todesco, Grunge. Il rock dalle strade di Seattle)

E stasera davvero ad aver diritto di parlare è solo la musica. Mettete su un pezzo, uno qualsiasi, che siano i Temple of the Dog, i Soundgarden, gli Audioslave, alzate il volume e ascoltate...

1 commento:

  1. Non so spiegarlo neanche io chi era ed è la cosa che più mi fa soffrire! Come posso spiegare una parte di me, della mia vita? Perchè questo era, Una parte della mia vita che se n'è andata e che vivrà per sempre nella mia memoria.

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